Giampaolo e Mihajlovic: estremi a confronto

Giampaolo
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Sampdoria-Torino si avvicina, il confronto è anche tra i due tecnici. Da la testa calda Mihajlovic, dall’altra parte il maestro Giampaolo

Finalmente la Sampdoria torna in campo. Non è mai accaduto che la squadra blucerchiata si fermasse – rispetto alle altre partecipanti di Serie A – per ben tre settimane. La partita, la prima di un trittico ravvicinato, vedrà il Doria impegnato contro il Torino in trasferta, poi a Verona per affrontare l’Hellas e infine in casa contro il Milan. Passerà più di un mese dall’ultima gara giocata tra le quattro torrette rosse. Ora però i pensieri vanno all’impegno contro i granata: di Sinisa Mihajlovic si possono raccontare molte cose, dopotutto il suo passato da giocatore e da allenatore parla da solo. La squadra con cui ha disputato più gare seduto in panchina è stata proprio la Sampdoria (68), il Torino è la sesta squadra del massimo campionato italiano da lui allenata e Marco Giampaolo è il sesto allenatore con cui ha più precedenti in assoluto.

1. Testa calda contro razionalità

Una prima differenza tra i due tecnici è sul piano caratteriale. Difficilmente vedremo Giampaolo prendere a spintoni il suo vice allenatore oppure uno dei collaboratori. Con Mihajlovic nessuno è al sicuro: aggredito da un tifoso fuori dall’Astor di Nervi ha avuto la meglio, in un momento d’ira durante una celebre partita fu fermato da De Silvestri prima che potesse arrivare a “strozzare” Regini. È un fatto recente che abbia preso a spintoni sia Lombardo che Castellazzi per un erroneo cambio. Giampaolo è un uomo decisamente diverso: sempre educato, mai fuori dalle righe, mai alla ricerca di alibi, sempre sincero. Anche lui si lascia prendere dalla partita e lo si vede urlare all’indirizzo dei suoi giocatori, ma al triplice fischio assume nuovamente quella compostezza che ben conosciamo.

2. Potenza dei singoli contro schemi di gioco

Li differenzia anche il modo di approcciarsi alla gara. Giampaolo è noto per volere prima del risultato la prestazione, perchè se arriva quella probabilmente – tolto le partite decise da episodi – arrivano anche i punti in classifica. Il tecnico blucerchiato è legato al suo modo di giocare, al trequartista, al risolvere le partite sempre grazie ad un’impostazione corale della manovra. “Tattica, tattica, tattica” è il mantra che vuole inculcare nella testa dei suoi giocatori: la difesa deve muoversi in un certo modo, i reparti devono dialogare, il possesso palla non deve mancare mai. Mihajlovic si affida molto alla potenza del suo tridente d’attacco: ai microfoni della stampa, non più di tre giorni fa, sottolineava come le mancanze a centrocampo non sono un problema. Il suo 4-3-3 funziona perché ha uomini come Ljajic, Belotti e Iago Falque. Le sue vittorie, come l’ultima, nascono spesso da lampi dei singoli che sbloccano il risultato e lo portano in suo favore.

3. Giampaolo e la forza dei precedenti

I numeri – seppur siano dei meri dati statistici -, sono a favore del tecnico doriano. Degli otto precedenti solo uno è terminato in favore dell’allenatore serbo: la partita Empoli-Milan  conclusasi con la vittoria esterna dei rossoneri. Seguono due sconfitte – una delle quali maturata con il tecnico di Bellinzona sulla panchina blucerchiata -, e cinque pareggi totali. L’ultima partita tra i due allenatori è stata disputata in casa dei granata e si è chiusa sul risultato di 1-1, in quella occasione al posto del 4-3-3 (schierato nella sconfitta per 2-0 all’andata) Mihajlovic decise di schierare un un 4-2-3-1.

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