Nella valle dell’Emme

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In Svizzera scorre un fiume che si chiama Emme, affluente di destra dell’Aar, a sua volta fiume che sfocia all’interno del Reno. L’Emme, che nasce nel Canton di Berna, scende dalle Alpi bernesi, per l’appunto, e attraversa la valle Emmental, che già inizia a essere più familiare alle nostre orecchie in questo prologo. Da questa valle, infatti, ha preso il nome l’Emmentaler, un noto formaggio che in Italia abbiamo imparato impropriamente a ricollegare alla groviera, che però ha una differenza sostanziale: non ha i buchi. Quelli ce li ha la difesa della Sampdoria.

Il pareggio di ieri, quello col Torino, uno dei Torino più attendisti di questo campionato, che al 34′ del primo tempo ha fatto melina per circa un minuto e mezzo nella propria trequarti campo, con nessuno del Doria a pressare, è un pareggio che dà tanta rabbia, ma che un po’ è meritato. È meritato perché ancora una volta la difesa non è riuscita a contenere gli avversari, non irresistibili, nemmeno schierata a tre. Perché innanzitutto il gol del pareggio di Belotti – il primo dei due – è un incredibile errore di Andrea Ranocchia, che diventa già un caso da studiare: l’ex capitano dell’Inter è arrivato a Genova per giocarsi la convocazione all’Europeo, per vestire la maglia azzurra quando il prestito al Doria sarà terminato, ma non è sicuramente sulla strada giusta. Dopo l’errore al Dall’Ara, che è valso il 2 a 0 del Bologna, ora un incredibile infortunio che, potremmo dire, regala il secondo gol in quattro giorni agli avversari. C’è di più, però, perché i break di Acquah nel primo tempo e di Belotti nel secondo tempo stanno a far notare quanto traballante fosse questa difesa.

Nota a margine, prima di arrivare allo svolgimento di trama: la storia di Diakité è davvero da film. Entra in campo a freddo, per rilevare Sala rimasto a terra. Qualche minuto di assestamento, due disimpegni, quattro passaggi, e poi un intervento maldestro a centrocampo che gli vale l’ammonizione e lo obbliga a lasciare il campo per infortunio. Quel giallo gli farà saltare la Roma, perché era diffidato: insomma, dieci minuti di fuoco per l’ex Frosinone, che se era arrivato nel dubbio più intenso da parte dei tifosi, non ha sicuramente riscattato la sua immagine. Ma ci sarà modo e tempo, soprattutto perché Montella l’ha voluto per un motivo preciso, per la sua nuova difesa a tre.

L’attenuante potrebbe essere che la difesa schierata, ancora una volta, non fosse quella che avrebbe voluto Montella, costretto ad adattare Cassani, più vicino al ruolo di terzino che di esterno a tre. Eppure si è sempre detto – lo diceva anche Delneri, che ieri ha vinto la prima partita stagionale con l’Hellas – che con la difesa a tre si difende sempre meglio e di più, perché è a tutti gli effetti una difesa a 5. Eppure non sembra che tale nozione tattica possa funzionare con la Sampdoria di Montella, che si fa bucare anche una seconda volta da Belotti, con Moisander e Dodô che saltano tanto per, per rispetto nei confronti della loro professione. Ma lì, se vogliamo dircelo, il problema non è tanto difendere su quell’azione, quanto non permettere al Torino di crearla quell’azione. Potranno interrogarsi i massimi esperti delle forme sferiche su come evitare che i granata possano fare quell’azione, ma la soluzione è gestire la palla diversamente.

E a dirla tutta non trovo nemmeno tanto spazio per le note positive, che ci sono, ma che vengono affossate da una situazione non felicissima, perché dover sentire il Ferraris che esulta ai gol della Fiorentina contro il Carpi, che rimane quindi sotto e, anzi, scende di un punto in classifica a fronte dei risultati, mette tanta tristezza, a prescindere. Ma in ogni caso il cambio BarretoIvan ha funzionato, perché il classe ’95 recupera palloni che non ti aspetteresti, riesce a far ripartire l’azione mettendoci grinta e cuore: è un motorino instancabile in mediana, davvero un piacere vederlo giocare. Così come fa piacere vedere Correa, che continua a crescere, che continua a inanellare prestazioni da titolare: ieri sicuramente poteva andare al tiro con più immediatezza, piuttosto che cercare sempre un dribbling in più, ma quello fa parte del gioco. A margine, anche questo, Palombo è tornato in campo dopo cinque mesi da titolare per 90 minuti interi, segno che quando chiamato in causa il 17 c’è sempre, a prescindere. Che è un po’ il senso di essere una bandiera. 


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