È morta l’Europa League, viva l’Europa League (e il sesto posto)

Samp
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Mentre le due squadre di Milano e la Fiorentina cercano di evitare il sesto posto, c’è l’insegnamento della Sampdoria per quel traguardo chiamato Europa League

Un insegnamento. Siamo stati anni a dire che, sì, l’Europa League va curata, cullata, festeggiata quando viene raggiunta, perché nel ranking siamo indietro e dobbiamo recuperare. E poi c’è questo campionato. Un campionato nel quale l’opinione pubblica (quella autorizzata a parlare e quella che dovrebbe optare per il silenzio) si lamenta di retrocessioni già scritte, mentre la Juve sta per vincere il sesto scudetto consecutivo (ironico, nevvero?). La lega nella quale si sta per scrivere il dominio più lungo nella storia recente dei top 5 campionati europei: persino la Ligue 1 vedrà un cambio di guardia al 99% quest’anno, con la vittoria del Monaco sul PSG (sebbene i parigini abbiano vinto quattro titoli di fila e non cinque come la Juve). La Liga vede l’alternanza Real-Barca spezzata dall’Atlético, il Bayern domina la Bundesliga (ma non dallo stesso tempo della Juventus). E poi c’è la Premier, che non va nemmeno messa in questo calderone, perché l’imprevedibilità e la discontinuità solo il sale del campionato inglese.

EUROPA, CHE SCOCCIATURA – Sembra strano dirlo, ma l’Europa sta diventando una scocciatura. Soprattutto quella secondaria. E mentre l’Italia si riconquista un quarto posto in Champions dal 2018-19 solo per il peso storico e la politica (la tristezza sale solo scrivendolo: il ranking ci vede ancora quarti), l’Europa League diventa un buco nero che inghiottisce tutto. Attenzione però: non è qualcosa che ci sta venendo addosso, ma qualcosa che ci siamo creati. Diciamocela tutta: la Serie A non ha dato mai importanza all’Europa League nei suoi ultimi anni da Coppa UEFA. Come potrebbe spiegarsi altrimenti il fatto che l’Italia non manda una sua squadra in finale – non vincerla, attenzione: una finale, mi accontento – dal 1999, quando il Parma travolse l’OM a Mosca? Per metterla in contesto: nella Samp Vincenzo Montella faceva il centravanti, Francesco Totti giocava la prima stagione da capitano a tutti gli effetti della Roma di Zeman e non avevamo ancora l’euro nelle nostre tasche. Eppure ci stracciamo le vesti, nonostante nel frattempo nove paesi abbiano mandato almeno una loro rappresentante in finale (tra questi ci sono la Turchia, l’Olanda, la Scozia e l’Ucraina, che con lo Shakhtar l’ha persino alzata la coppa, così come Galatasaray e Feyenoord, mentre l’Ajax ci riproverà a Stoccolma).

MEGLIO LA TV – E l’Italia? L’abbiamo sfiorata, la finale. Con la Fiorentina due volte, con Milan e Inter nel 2002, con il Napoli incredibilmente eliminato dal Dnipro, con la Juventus stra-favorita e poi sconfitta dal Benfica. Ma diciamo la verità: non ci interessa. L’Europa League non ci interessa, nonostante l’Italia abbia alzato ben otto Coppe UEFA tra la fine degli anni ’80 e ’90 (e ci sono state quattro finali tutte italiane tra 1990 e 1998). Altrimenti come spiegheremmo quello che sta accadendo oggi in campionato? Stasera l’Atalanta dovrebbe timbrare il quinto posto contro un Milan in caduta libera, così come Inter e Fiorentina. Le tre squadre impegnate nella corsa ai preliminari di Europa League hanno raccolto 7 punti nelle ultime 4 giornate, ma INSIEME. E se escludessimo gli scontri diretti fra le tre, la situazione è persino peggiore. Intanto, l’Empoli “che ci sta a fare in Serie A” e il Crotone “squadra di scappati di casa (cit. Cassano), già retrocessa” hanno collezionato rispettivamente otto e nove punti. Ma da sole. Tutto pur di non perdersi il mare e/o le tournée estive, invece di onorare il ranking e sfidare la squadra slovacca di turno sotto il sole di luglio.

UN ESEMPIO DIVERSO – In questo panorama deprecabile, ci sono società che rappresentano un’eccezione. Siamo abbastanza sicuri che a Bergamo – dopo una stagione del genere – un quinto posto (e l’accesso diretto all’Europa League) siano più che meritati, ma probabilmente i tifosi nerazzurri avrebbero festeggiato anche il sesto. Così come hanno fatto a Reggio Emilia l’anno scorso, quando il Sassuolo ha coronato un’annata da sogno; senza dimenticare il Torino, arrivato in Europa League per disavventure altrui, ma capace di ben disimpegnarsi e volare, fino a (quasi) eliminare lo Zenit San Pietroburgo agli ottavi. E così come hanno fatto i tifosi blucerchiati, che hanno visto la loro squadra zoppicare nel finale del 2014-15, ma giungere comunque in Europa League nonostante il settimo posto in campionato (le licenze UEFA vanno pur sempre assegnate prima di festeggiare qualunque risultato). E io ricordo la gioia per quel traguardo. I tifosi – ma suppongo anche i dirigenti e i giocatori – non hanno mai pensato all’Europa League come un fastidio, ma anzi a un premio per quella che fu una straordinaria stagione, tanto che la Samp era in zona Champions alla fine del girone d’andata. Poi è andata com’è andata, ma non certo per un mancato coinvolgimento; piuttosto per altre dinamiche, che hanno permesso una figuraccia come il 4-0 subito dal Vojvodina sul neutro di Torino. Tuttavia, a vedere quel sesto posto – che equivale sempre a un viaggio in Europa – trattato così, non so voi… mi viene un gran magone.

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