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Editoriale

Vieira Sampdoria, disastro annunciato. A Nizza solo danni

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Vieira Sampdoria, cronaca di un disastro annunciato. Il tecnico francese ha fallito sotto ogni aspetto durante l’esperienza biennale al Nizza

Non ci giriamo troppo intorno. Patrick Vieira è l’ennesimo risultato dei continui deliri di onnipotenza di Massimo Ferrero, da settimane alla ricerca di un allenatore in grado di raccogliere l’eredità di Claudio Ranieri e aprire un nuovo ciclo alla Sampdoria. Sono emersi tanti nomi (alcuni bizzarri, altri azzardati, altri ancora plausibili): di questi, però, ne è rimasta una scarsa manciata. Il prescelto è Alessio Dionisi, i piani B corrispondono a Roberto D’Aversa, Luca Gotti Giuseppe Iachini. Tutti hanno pro e contro, ma rinunciare a un allenatore emergente perché non si vuole pagare un indennizzo all’Empoli (cosa risaputa, non è stata una sorpresa dell’ultimo minuto) appare come una decisione azzardata per chi ha in mente una programmazione sistematica al fine di risollevare le sorti del club. Hai un obiettivo? Perseguilo fino in fondo, senza tante storie. I dubbi aumentano, poi, se leggiamo le parole “Vieira” e “Sampdoria” nella medesima frase. I giudizi sono prettamente oggettivi, basati su dati accessibili e verificabili da chiunque.

Dopo l’addio al calcio giocato, l’ex centrocampista francese è entrato nello staff dirigenziale del Manchester City con una delega allo sviluppo delle aree tecniche del club. È stato un po’ dirigente, un po’ ambasciatore della società oltre i confini britannici, un po’ tecnico delle riserve e successivamente dell’Under 19 dei Cityzens. Attività che, nell’arco di due anni, gli hanno permesso di conoscere diversi aspetti manageriali fino ad allora poco conosciuti. L’esperienza in Inghilterra lo ha spinto a mettersi in proprio su richiesta del New York City FC: il mandato ha avuto inizio nel gennaio 2016 e si è concluso l’11 giugno 2018. Alla voce “risultati” si leggono due qualificazioni ai playoff della MLS, obiettivi minimi per un club che ambiva a rientrare tra le prime sette (su quattordici partecipanti alla Eastern Conference). Il suo addio agli States è mosso dal desiderio di tornare in Ligue 1, a 23 anni dall’ultima volta da calciatore con il Cannes. A bussare alla porta di Vieira è stato il Nizza, convinto che il nativo di Dakar avesse le caratteristiche giuste per aggiungere un trofeo alla bacheca societaria.

È proprio dai suoi trascorsi sulla panchina degli Aiglons che scaturisce una palpabile preoccupazione nei riguardi di un possibile approdo di Vieira alla Sampdoria. Il presidente Jean-Pierre Rivère ha deciso di puntare su di lui per l’idea innovativa e moderna che avrebbe dovuto apportare al campionato francese, una filosofia improntata su un calcio spettacolare, offensivo e basato sulla valorizzazione dei giovani. La prima annata può considerarsi sperimentale: settimo posto in Ligue 1. L’acquisizione del club della Costa Azzurra da parte dell’azienda chimica Ineos ha fatto passare in secondo piano il rendimento della squadra di Vieira, al quale è stata concessa un’altra possibilità durante l’annata 2019/20. Questa volta, a salvare il tecnico è stato il Coronavirus: con lo stop delle manifestazioni sportive in Francia, il Nizza ha chiuso al quinto posto in classifica e si è qualificato per l’Europa League. Attenzione, però: a quel punto della stagione, ben otto squadre rientravano nella corsa all’EL. Eccoci, dunque, all’anno della consacrazione. Un anno durato solamente quattro mesi, perché Vieira è riuscito nell’impresa di uscire da qualsiasi competizione e compromettere il cammino in Ligue 1 (18 punti in 12 partite): fuori ai sedicesimi della Coppa di Lega (contro il Le Mans) e della Coppa di Francia (contro il Monaco), ma a pesare è stata la figuraccia fatta in Europa League durante la fase a gironi, che ha visto il Nizza all’ultimo posto, dietro a Bayer Leverkusen e ai non-irresistibili Slavia Praga e Hapoel Beer Sheva. L’inevitabile esonero è stato ufficializzato il 4 dicembre scorso, nella notte del flop contro i tedeschi.

A far storcere il naso alla dirigenza rossonera è stato anche la mancata crescita di una rosa potenzialmente valida. È bene sottolineare i 30 milioni di euro spesi – inutilmente – per Kasper Dolberg e Alexis Claude-Maurice, la mancata valorizzazione dei giovani Stanley Nsoki e Ignatius Ganago, l’addio a parametro zero del talentuoso Malang Sarr e la cessione dell’esperto Wylan Cyprien al Parma. Sono passate alle cronaca le liti furiose avvenute nello spogliatoio (durante e dopo le partite, ma anche in allenamento…), che hanno coinvolto alcuni elementi di spicco della squadra. Da Mario Balotelli ad Alain Saint-Maximin, con il primo relegato in tribuna e il secondo spedito al Newcastle. Insomma, la deludente gestione manageriale di Vieira è stata aggravata da un temperamento poco incline al dialogo e più allo scontro. Non c’è nemmeno una caratteristica che possa sposarsi con la Sampdoria del presidente Ferrero. Ma, ahinoi, siamo abituati ai colpi di scena.