Cassano, dal dicembre 2010 a oggi: il cerchio è chiuso

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Il 16 dicembre del 2010, poco più di tre anni fa, il Collegio arbitrale emetteva una sentenza pronta a fare la storia del diritto dello sport: era il giorno in cui si venne a conoscenza del futuro di Antonio Cassano alla Sampdoria, dopo due mesi quasi di esclusione dall’attività sportiva blucerchiata.

La richiesta di Riccardo Garrone, all’epoca parte offesa e presidente della Sampdoria, era la risoluzione unilaterale del contratto di Cassano, che così si sarebbe ritrovato svincolato e probabilmente pronto a risarcire la società di Corte Lambruschini per lucro cessato e danno emergente: un risarcimento del danno in pieno stile. Il Collegio, però, nonostante vi fossero gli estremi per approvare la richiesta di Garrone in primo grado, decise di procedere in altro modo: venne inflitta al talento di Bari Vecchia una sospensione effettiva fino al 31 gennaio, termine ultimo del calciomercato, dall’attività sportiva con la Sampdoria, e una riduzione del 50% del proprio stipendio fino al 30 giugno del 2013, giorno di scadenza del contratto di Cassano. All’epoca alla Sampdoria l’ingaggio era di circa 3 milioni di euro l’anno, che sarebbero diventati 1,5 per i due anni restanti nell’accordo.

È noto a tutti, poi, che questa sanzione non venne mai irrorata perché di lì a poco, nell’arco di poche giornate, Cassano venne ceduto al Milan, ancor prima dell’apertura del mercato permettendogli di raggiungere i rossoneri a Dubai in tournée. Per liberarsi del giocatore Garrone dovette pagare la clausola di 5 milioni prevista nell’accordo di acquisto con il Real Madrid: la tripartizione avvenne tra la Sampdoria, il Milan e lo stesso Cassano, a fronte di un trasferimento avvenuto a parametro zero.

Ragionando per assurdo, quindi, se Cassano fosse rimasto quei due anni restanti di contratto decidendo di guadagnare 1,5 milioni di euro a stagione, come la sanzione aveva previsto, ci ritroveremmo dinanzi alla chiusura perfetta del cerchio. Il 99 di Bari andrebbe a guadagnare, ora, quella stessa cifra, perché gli anni sono aumentati, pur essendo la qualità rimasta intatta e il suo palmares rimpinguato, e perché la volontà è chiara: non ci sono velleità di grandi traguardi né di incredibili obiettivi, come poteva essere la Champions League a Milano, in una delle due sponde, o il Mondiale in Brasile con il Parma, al quale – ahinoi – sarà difficile che vada.

Sarebbe rimasto fuori rosa per due mesi, poi avrebbe ripreso a giocare a stipendio ridotto, se fosse rimasto. Ora Antonio Cassano è pronto a tornare, a stipendio dimezzato, onorando la sentenza del Collegio arbitrale in quel 16 dicembre del 2010, con la classe immutata e con Genova nel cuore. Come tutti i suoi tifosi.