Da Chiappin a Cucchiaroni, da Lojacono a Romero: il racconto dei “Doriani d’Argentina” di Facchinetti

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Un tratto estremamente affascinante della realtà blucerchiata è la sua genetica affinità con i calciatori argentini. In quasi settanta anni di storia, considerando anche qualche oriundo, ventisette sono gli argentini ad aver rappresentato la Sampdoria in qualità di calciatori o allenatori. La stella Veron, ma anche i geni Ortega e Lojacono, oltre all’indimenticato Cucchiaroni e a tanti altri che, in un modo o nell’altro, hanno comunque lasciato un’orma del tutto peculiare nella storia della Sampdoria. 

Alberto Facchinetti ha fatto luce su quest’avvincente binomio scrivendo “Doriani d’Argentina”, pubblicato nel 2011 e riedito nel 2013 da Boogaloo Publishing. Col suo gusto per le tessere più impolverate e malnote del puzzle, sempre accompagnato dalla schiettezza di dati e statistiche, SampNews24.com ha scoperto curiosità e retroscena sulle storie dei doriani d’Argentina. Facchinetti esordisce e rivela: «Mi sono divertito soprattutto a raccontare i doriani d’Argentina del passato. A levare strati di polvere ai vari Manfredini, Chiappin, Rebuffo… giocatori che erano caduti ormai nell’oblio. Per esempio Pedro Manfredini è stato inserito, forse un po’ a sorpresa, nella seconda edizione. Nel 1962 giocò un torneo estivo con la Sampdoria battendo il Genoa. Era in prestito dalla Roma, ma fu osannato dai tifosi come un vero doriano ed a lui è rimasto un ottimo ricordo della Sampdoria. Rebuffo e Chiappin sono nati a Buenos Aires ma italiani a tutti gli effetti. Chiappin fu un buon mediano, adesso vive a Vicenza ed è orgoglioso di essere annoverato tra i “doriani d’Argentina”».

Ma perché essere “doriani d’Argentina” è uno status sociale così ricco di fascino? «I primi tre calciatori argentini arrivarono nel porto di Genova nel 1947. Questo particolare rapporto dunque è iniziato già nel secondo anno di storia blucerchiata. Poi a fare il resto credo sia stato Cucchiaroni, che a Genova è rimasto cinque anni, ma il suo ricordo durerà per sempre. Non a caso per la copertina del libro è stato scelto proprio un ritratto di Tito, fatto dal pittore genovese Davide Battaglia». Molto nasce anche dalla cultura argentina: «Hanno spesso un temperamento e un carisma molto forte. Un attaccamento alla maglia maggiore, anche se dire questo oggi può risultare anacronistico. Gli argentini sono spesso italiani che, andati dall’altra parte del mondo, si sono rifatti una nuova vita: con tutte le difficoltà che oggi come allora uno che se ne va dal proprio paese deve affrontare. Forse è anche questo a dare loro quel qualcosa in più». Li contraddistinguono, inoltre, passioni e gusti particolari: «Per molti la grande passione è la musica (Campagnaro e Antonio sanno suonare), per altri ahimè il bicchiere… e non trascurerei (lo dico sorridendo) di citare le donne, visto gli ultimi gossip che hanno coinvolto due doriani d’Argentina». Ma sul triangolo Icardi-Maxi-Wanda, Facchinetti preferisce non esporsi: «Potremmo sposare la recente teoria esposta da Maradona, ma in fin dei conti, chi siamo noi per giudicare queste cose. Sono fatti loro e basta».

Negli ultimi anni, i doriani d’Argentina hanno avuto una fortuna sempre minore e alcune storie sono permeate da misteri, sofferenze, incomprensioni: «Bisogna dire che a Rodriguez (e questo per me è un mistero) non è stato dato spazio sufficiente. Anzi, non gli è stato dato proprio spazio. Magari a breve lo vedremo titolare nel Boca o convocato nuovamente nella Selección: il calcio è pieno di episodi di questo tipo. Un po’ mi dispiace anche per Juan Antonio, che mi è sembrato davvero un bravo ragazzo. Intelligente e con la testa sulle spalle. Ma forse oggi nel calcio questo è un limite…». Poi c’è Romero che «è da anni il portiere titolare della Selección. Anche se non ha niente a che fare con i grandi portieri della scuola argentina. Rimane un buon portiere, che oggi potrebbe fare comodo alla squadra». 

Tra tutti, è difficile scegliere il più talentuoso: «Fortissimo era Francisco Lojacono, ma alla Sampdoria ha fatto veramente poco. Era un viveur, uno a cui piaceva la dolce vita romana e quando arrivò a Genova era già un giocatore finito. Anche Ortega di talento ne aveva da vendere, ma l’ha buttato via. Grandissimo poi è stato Juan Sebastian Veron e in campo soprattutto il primo anno lo ha dimostrato. Il più pazzo? La stagione che il Doria è andato in B nel ’98-‘99 aveva in rosa sia Ortega che Cordoba. Diciamo che era una coppia di doriani d’Argentina alquanto vivace pure fuori dal campo…». 

Nella nuova edizione, aggiornato ed ampliato con dieci nuovi capitoli e disponibile al prezzo di €15.00, c’è pure un capitolo sui “Doriani mancati d’Argentina”: «Parlo degli argentini che la maglia della Samp l’hanno indossato solo in allenamento o in amichevoli non ufficiali. E non penso si debba avere troppi rimpianti per questi giocatori. Garro e compagni non avrebbero cambiato né la storia con la s maiuscola della Samp né la storia sentimentale del club».

Sito internet di Alberto Facchinetti: www.albertofacchinetti.it
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