Ferraris, ci hai tradito

caicedo lazio
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La Sampdoria perde la sua prima partita al Ferraris e lo fa dopo due episodi decisamente sfortunati, che permettono alla Lazio di aumentare il distacco dalle prime cinque

È stata una partita strana quella con la Lazio: una partita che perdi, ma che non sai di preciso come mai sia accaduto. Devi ragionarci sopra per un po’, magari tutta la notte, per arrivare a comprendere che per gran parte è colpa della sfortuna, per il resto, invece, è una sconfitta figlia di episodi, di eventi che esulano dalla partita in sé. C’è da dire che è sempre la distrazione a punire la Sampdoria, così come d’altronde anche la Lazio, punita da Zapata per un errore difensivo. Analizzare una partita del genere non è sicuramente facile, perché il Doria, che non aveva dominato, era riuscito a passare in vantaggio a conferma della sua grinta e della sua caparbietà. Il pareggio – è sotto gli occhi di tutti – è una leggerezza che parte da un posizionamento sbagliato e finisce con una disattenzione di Ferrari; il raddoppio, allo stesso modo, è un altro momento di indecisione troppo grande da parte della retroguardia blucerchiata.

La sostanza, in ogni caso, non muta: che le squadre che ci precedono siano più forti è assodato, nonostante la vittoria contro la Juventus. Adesso di quel quintetto ci mancano il Napoli e la Roma, così da poter capire, effettivamente, se possiamo mantenere la posizione in classifica nella quale ci troviamo. Dietro provano ad avvicinarsi, raccogliendo più di quanto abbia fatto la Sampdoria nelle ultime due giornate, ma la differenza resta di 5 punti, con le altre che hanno una partita in più. Un po’ di terreno l’abbiamo perso, ma era fisiologico visto il ruolino di marcia inanellato. Ancor di più, c’è da dire, perdere con la Lazio è plausibile: in queste modalità dà molto fastidio, però. Adesso l’imbattibilità casalinga è venuta meno, forse anche a causa di qualche cambio non proprio ottimale: la voglia di far scendere in campo Kownacki posso comprenderla, ma fino a quel momento Quagliarella era stato fondamentale per il pressing alto e per le palle riconquistate. Cercare di tenere l’1-0 era il primo pensiero da fare, così come non ha avuto un grande significato far entrare Alvarez: l’ex Inter già contro il Bologna, appena entrato, era stato mortifero per una palla persa che era valsa il 3-0 finale, figurarsi con i biancocelesti, molto più agguerriti e allenati nelle ripartenze.

La nota positiva io, in ogni caso, la vedo nella crescita di Bereszynski. L’esterno difensivo ha inanellato un’altra buona prestazione nel suo ruolino di marcia, crescendo di minuto in minuto: in fase di copertura ha ancora qualcosina da rivedere, ma nella ripresa, dopo aver preso le misure, si è reso protagonista di buone giocate. Ferrero ha annunciato di voler acquistare un terzino destro a gennaio: una promessa che non ci dispiace, ma dinanzi a questa crescita non diventa sicuramente un’operazione necessaria. A tal proposito, diventa difficile capire, a oggi, dove questa squadra dovrebbe essere migliorata, perché la rosa funziona ed è riuscita a raggiungere dei risultati che sulla carta erano imprevedibili: più che altro servirebbe riuscire a sfoltire una rosa che vede scendere in campo sempre gli stessi interpreti e che ha lasciato in panchina, a marcire, tanti potenziali buoni giocatori, da Djuricic a Capezzi. E sostituirli, magari, con qualche ricambio in più a centrocampo, perché da quando abbiamo perso Linetty sembra di essere entrati in un corridoio buio e senza fine.