La parabola di Angelo. E ora?

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Un Angelo in uscita. Sembrava dovesse chiudere la carriera in maglia blucerchiata, invece il futuro di Palombo sembra essere lontano da quella Genova che l’ha fatto diventare grande. Una parabola la carriera del numero 17. A Bogliasco è arrivato per la prima volta nella torrida estate del 2002, in punta di piedi passando per la porta di servizio. Nessuno, o quasi, lo conosceva. Nessuno, tranne quel Salvatore Asmini che  ha visto in lui doti importanti in prospettiva e lo ha strappato alla concorrenza dopo il fallimento della Fiorentina. Di li in avanti l’inizio della scalata. Prima a fare da chioccia all’esperto capitan Volpi. Lui, Sergio, a dirigere l’orchestra con Angelo a fare legna in mezzo al campo.

Anno 2007/2008, la parabola sale ancora. Il mediano di Ferentino diventa perno del centrocampo a cinque di Walter Mazzarri e, allo stesso tempo, capitano della Sampdoria dopo già cinque stagioni sotto la Lanterna. Il massimo assoluto della parabola del capitano arriva in occasione del derby vinto l’11 aprile 2010 con gol di Cassano. Una delle migliori partite di Palombo con la maglia cerchiata di blu. Poi quello che è arrivato sul campo dopo quella stagione è sotto gli occhi di tutti: quarto posto in campionato e qualificazione ai preliminari di Champions League. Tra l’altro, la stagione 2009/2010 è la più proflica: due gol in campionato (contro Siena ed Atalanta) ed uno in Coppa Italia (su rigore contro il Lecce).

Dopo il preliminare finito male contro il Werder iniziano le lacrime: doppia cessione di Cassano e Pazzini e squadra che scivola verso gli inferi della cadetteria. Il capitano, però, non molla. Anzi raddoppia. Rinnova il contratto con Corte Lambruschini fino al giugno 2015 con le seguenti parole: “Chiuderò la mia carriera alla Samp”. Parole destinate a rimanere li, su un taccuino di un giornalista, senza che abbiano un riscontro pratico. Già, perchè con l’ennesimo cambio di gestione tecnica e l’arrivo di Sensibile, quelle stesse porte che si erano aperte per la prima volta nell’estate 2002, si sono improvvisamente chiuse. “Angelo non rientra nei piani”, ha più volte tuonato Sensibile. E la parabola incomincia a scendere. Cessione all’Inter in prestito a gennaio. A Milano, Palombo viene accolto in pompa magna per poi essere accantonato anche dalle parti della Madonnina (appena tre presenze in sei mesi).

Pronto ritorno dalle parti del mare, pronta chiusura, di nuovo. L’ormai ex capitano viene lasciato a casa. Non parte con i compagni per il ritiro di Bardonecchia. Rimane sotto il sole di Bogliasco a fare l’esodato. Alcuni di questi (Semioli, Padalino, ecc) trovano una sistemazione, Palombo, invece, resta all’ovile, dicendo di no ad alcune proposte di mercato. In questi ultimi sei mesi non si vede mai, un fantasma. Per lui solo due timbri in Primavera.

Gennaio incombe, che fare? Nei giorni scorsi il Vicepresidente Vicario Edoardo Garrone ha fatto sapere che accetterebbe di buon grado l’addio del centrocampista: “Mi auguro che arrivi qualche offerta a gennaio, in modo tale che il giocatore possa rilanciarsi nel calcio che conta. Palombo continua ad allenarsi con la solita professionalità e sarà considerato un giocatore della Samp ma non rientra nel progetto di ringiovanimento della società”. Secondo Calciomercato.com, su Palombo si registra un interessamento del Milan, in alternativa a Nainggolan e Kucka, come sostituto dell’infortunato De Jong. Anche la Fiorentina di Vincenzo Montella sembra guardare con attenzione evolversi della situazione come anche molte altre squadre di Serie A che sanno di poter fare un acquisto low cost. 

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