La Sampdoria è una Giampalandia

Zapata Sampdoria
© foto Valentina Martini

Quando si segna tanto si pensa a Zemalandia, ma quando si gioca così può essere solo Giampalandia

Noi giornalisti facciamo parte di una categoria molto strana: persone che si esaltano immediatamente per qualsiasi cosa, o che magari fanno finta di esaltarsi, per trasmettere al lettore qualcosa di particolare. A volte esageriamo, a volte – ma più raramente – indoviniamo, invece, la giusta dose di entusiasmo. Fatto sta che dopo la vittoria di ieri sul Crotone anch’io ero molto galvanizzato dal risultato e dalla prestazione, ma non tanto da arrivare a titolare come alcuni colleghi, che scrivono su testate nazionali, hanno fatto: “Sì, Giampaolo è il vero erede di Sarri”, ho letto facendo rassegna post-gara ieri sera, in attesa di arrivare alla mezzanotte. Appena ho letto questo titolo mi è balzato in testa Massimo Ferrero che urla, con il suo accento più che noto, che Giampaolo non è l’erede di Sarri: ai tattici e agli esperti di tecnicismi l’ardua sentenza, o anche solo al campo nelle prossime sfide. Il secondo titolo che mi ha colpito è stato un “La Sampdoria è la nuova Atalanta”, che mi ha fatto molto sorridere: operando oramai da una decade nel settore videoludico, anche lì se ne sentono tante, e proprio in quest’ultimo periodo ha preso piede questa moda di descrivere un qualcosa dicendo che è il nuovo di qualcos’altro. Un concetto che ha dentro di sé una pochezza indicibile. La Sampdoria è la Sampdoria, non la nuova Atalanta.

Fatta questa digressione dai toni prettamente polemici, e di conseguenza inutili, vorrei concentrarmi su due aspetti focali della vittoria sul Crotone: il primo è che non era la squadra avversaria a essere inadatta, come qualcun altro ha detto, bensì la Sampdoria a essere incredibile difficile da arginare. Il gol dopo tre minuti ha indubbiamente aiutato, ma è tutto quello che viene dopo che ha stravolto la gara. E il secondo aspetto focale arriva da questo, da due interpreti precisi, che si chiamano Zapata e Caprari. Il primo sta giustificando di giorno in giorno l’importante investimento che è stato fatto da Ferrero e mi immagino il buon Cairo che divora le mani pensando al mancato affondo nei confronti dell’ex Udinese. Tra lui e Muriel, perdonatemi voi appassionati fan del nostro colombiano più prolifico di sempre, io sono perdutamente a favore di Duvan: un fisico mastodontico, una statua che non si riesce a buttar giù, tanto da dovergli concedere prima un rigore e poi di lasciarlo andare a crossa per la rete di Caprari. Si muove in campo come se vi fossero delle praterie da conquistare e personalmente non passa giorno in cui io non mi meravigli di come soltanto adesso la Serie A stia scoprendo questo talento nitido. Sono sinceramente colpito da Duvan Zapata e mi auguro possa continuare a colpirmi nei prossimi mesi.

Su Caprari, invece, mi ricollego a quanto di bello detto da Giampaolo la scorsa settimana: ha bisogno di trovare la convinzione di essere davvero forte, deve crederci. Ieri ci ha creduto: riposizionato trequartista ha reso davvero tanto e ha confermato, anche stavolta, che il nostro tecnico ha un certo feticismo per l’arretramento dei suoi giocatori, ma che in questa sua passione indovina sempre. Ieri è stato davvero tutto bello, grazie a una formazione schierata con tutti i crismi del caso e senza sottostare a qualche fastidiosa regola di turnover, pensando all’Inter. Questa è davvero una bella Sampdoria, che con una partita in meno è momentaneamente a -2 dalla Juventus: non diciamo che il calendario è stato facile, perché Fiorentina e Milan non sono squadre banali da affrontare, così come non lo era l’Atalanta e non lo è stato il Crotone ieri sera. Se gli orobici sono stati fondamentali per capire chi siamo e cosa faremo, vi assicuro che l’Inter lo sarà ancora di più: giochiamocela divertendoci. Spero Giampaolo sia dello stesso avviso.