L’importante è vincere: per convincere ci sarà tempo

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© foto Valentina Martini

Dopo aver perso punti a Cagliari e dopo la fastidiosa sconfitta con l’Inter, la Sampdoria torna a vincere e a segnare, pur non convincendo a pieno

Non è stata la miglior prestazione della Sampdoria di quest’anno, ma ce lo diciamo spesso: l’importante è vincere e portare a casa i tre punti, soprattutto dopo averne buttati due a Cagliari e almeno uno contro l’Inter. Serviva davvero questa vittoria, per mettersi alle spalle due partite sfortunate, che non abbiamo saputo trasformare in qualcosa di concreto, se non per quanto riguarda la prestazione espressa in campo. Dicevo che non è stata la miglior Sampdoria di quest’anno perché nella gestione del vantaggio è venuto meno qualcosa: se all’inizio del secondo tempo il Doria è riuscito a schiacciare la Spal nella sua metà campo, fino a quando non è arrivato il gol del vantaggio, poi è dovuto salire in cattedra Audero, a mettere le pezze a degli errori difensivi che non mi sarei aspettato. Dopo un’ottima partita di Andersen e Tonelli, infatti, vedere Petagna liberarsi così agilmente nei pressi dell’area di rigore mi ha stranito. Così come mi ha meravigliato vedere che l’attaccante spallino quest’anno ha effettivamente deciso di migliorare le sue fragili doti realizzative, ma questo è un altro discorso.

Diversamente da chi ha voluto condannare Audero per il gol subito, quindi, io mi sento di premiarlo: la conclusione di Lazzari passa sotto le gambe di un blucerchiato, l’estremo difensore ha la visuale oscurata, vede il tiro partire tardi, non può fare più di quanto non faccia. Certo, poteva respingerla in un’altra direzione, ma un infortunio del genere può capitare: l’ex Venezia è stato in grado di riscattarsi senza difficoltà poi nel secondo tempo, salvando il risultato su Petagna. Una prestazione che merita la sufficienza e la conferma di portiere meno battuto di questa Serie A fino a oggi. Passando invece al reparto offensivo abbiamo avuto altrettante conferme, partendo proprio da Defrel: l’attaccante francese, il cui gol è decisivo per la vittoria finale, nel primo tempo ha svariato tantissimo su tutto il fronte offensivo, dimostrando che non è per niente abituato e in grado di fare la boa in mezzo all’area. Tra l’altro dubito Giampaolo gli avesse chiesto di fare questo. Al pronti, via l’ex Roma ha praticamente coperto tutta la metà campo della Spal, da sinistra a destra, dimostrando che la velocità è ancora una delle sue abilità predilette.

Gradualmente sta entrando sempre più in forma, sta trovando sempre di più la condizione, sta giocando praticamente sempre: non c’è spazio per il turnover e la stanchezza che si era vista contro il Cagliari sembra esser stata abbondantemente smaltita contro la Spal. Adesso almeno ci sarà quasi una settimana di tempo per rimettersi in sesto e andare a Bergamo, da quell’Atalanta che schiera Zapata col dente avvelenato. Intanto noi ci godiamo Defrel, che di gioie ce ne ha date già tante, dimenticandoci della traversa colpita a Cagliari in maniera clamorosa. Da premiare c’è anche la prestazione del centrocampo: Praet da trequartista non mi ha convinto tanto quanto ha fatto Saponara nelle sue sporadiche apparizioni, o anche Caprari, ma è pur sempre una soluzione che ho preferito a Ramirez. L’uruguaiano – inutile nascondersi – è un giocatore che sembra aver abbandonato la continuità a favore del nervosismo, si rende sempre protagonista di falli abbastanza inutili e costringe il pubblico doriano ad attendere la sua vampata, il suo colpo di genio, controbilanciando il tutto con il resto di partita molto fiacco.

Vedere quindi il belga al suo posto mi ha dato un senso di tranquillità che Ramirez non riesce più a donarmi, almeno in questa fase del campionato. Con la speranza di poter cambiare idea in corso d’opera, quindi, arrivo a fare una chiosa su Barreto, che dallo scorso anno ho aspramente criticato per la sua scarsa abilità con i piedi: il centrocampista paraguaiano ha avuto un’evoluzione unica, che lo sta portando a essere davvero un giocatore imprescindibile in mezzo al campo, capace di dosare anche quei tiri e quei passaggi che invece a inizio campionato sembravano impossibili. Sono ovviamente felice per lui e per la Sampdoria, che ha trovato un mediano che sta lentamente trasformandosi in una mezzala dai piedi buoni.

Per quanto, insomma, la classifica sia ancora molto corta e siano trascorse appena sette giornate dall’inizio del campionato, la Sampdoria ha saputo costruirsi una buona fondamenta dalla quale partire per affrontare l’inverno: 11 punti significa essere ad appena due lunghezze dal terzo posto occupato dalla Fiorentina, quelle due lunghezze che non siamo riusciti ad acciuffare a Cagliari, per dire. Di calcoli è ancora presto per farne, ma intanto ci godiamo a pieno quel risultato che conferma la Sampdoria come miglior difesa del campionato, a premiare Giampaolo, un integralista della linea difensiva, al quale magari un giorno daranno anche dei giocatori in più per non avere una coperta così corta. Noi, intanto, come avevo detto a inizio campionato, siamo qui per fidarci del nostro tecnico, e per ora la fiducia è stata abbastanza ricambiata.

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