Mustafi e il suo 2013: «Doppio salto con la Samp. Il futuro è a Genova»

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E’ stato decisamente uno dei migliori di questo 2013 blucerchiato: lanciato da Ferrara, coltivato da Rossi, valorizzato definitivamente da Mihajlovic. La parabola di Shkodran Mustafi è stata decisamente promettente e lui si confida in un’intervista di fine anno, che ripercorre quanto ottenuto fin qui a Genova. Si può dire che sia esploso: «Si può dire se guardiamo al fatto che ho giocato più degli anni precedenti, ho fatto il primo gol e nella nazionale tedesca U-21 mi sono confermato. Tutto ciò è stato possibile perché sono stato bene fisicamente». Magari un pensierino a Rio lo fa: «Onestamente no, neanche nei sogni. E’ vero, sto giocando ora e abbastanza bene, ma in nazionale maggiore va gente che gioca a grandi livelli da anni, non da pochi mesi». Il modello tedesco: «Tanti. Hummels, Mertesacker, è difficile dirne uno – commenta Mustafi – Però io vivo di calcio tutti i giorni e quando torno a casa, dopo l’allenamento, preferisco non guardare altro calcio, ma distrarmi».

Ci si chiede se, dopo tanto pellegrinaggio, il suo ruolo definitivo sia quello di centrale difensivo: «Io ho sempre giocato così con la difesa a quattro e mi sento a mio agio. Solo con Delio Rossi ho giocato a destra sulla linea a tre e non ero abituato – rammenta il centrale, classe 1992 – Anche all’Everton una volta mi avevano messo terzino destro, ma giusto perché mancavano tutti, proprio tutti». A 17 anni, Mustafi venne prelevato dall’Amburgo e finì anche per esordire con la maglia dei “toffees“: «Era il mio sogno la Premier League. Ci andai entusiasta, ma l’esperienza non andò come speravo – confessa il tedesco – A Liverpool non si stava benissimo: faceva freddo e se esci un po’ dal centro, la città non è così speciale». Quell’Everton aveva David Moyes come tecnico, ora guida del Manchester United. Ci si chiede se Mustafi abbia mantenuto contatti con qualcuno: «Con il mister non ci siamo più sentiti. Con altri giovani che erano con me, sì. Alcuni si sono affermati: per esempio Ross Barkley, che ora gioca anche in nazionale inglese».

Forse il centrale è un po’ deluso di non aver sfondato in Premier: «Sì, un po’, ma sapevo che non era facile. Ci sono arrivato giovanissimo e ho subito esordito in Europa League. Purtroppo giocavo in un ruolo – il centrale difensivo – che nel calcio britannico è decisivo – racconta Mustafi a “Il Secolo XIX” – Io avevo davanti giocatori molto forti e non giocavo mai. E’ stata dura, ma è un’esperienza che mi è servita per maturare». Poi Sensibile lo prelevò nel gennaio 2012 e arrivò alla Samp: «Io volevo giocare perché sapevo che solo giocando avrei potuto crescere. Ho accettato di fare un passo indietro, visto che la Samp era in B quell’anno, pur di giocare – dice il difensore blucerchiato – Non voglio mancare di rispetto al Doria, ma per un ragazzo cresciuto nell’Amburgo e riuscito a finire all’Everton scendere in B mi sembrava un passo indietro. Col senno di poi si è dimostrato un doppio passo avanti: in Italia sono cresciuto e la Samp ha dimostrato di essere una grande società, tornando subito in A. E’ stato un bene avere pazienza».

A Genova il clima è migliore: «Mi trovo benissimo, mi piace quasi tutto: il mare, il clima, i tifosi…». Il difensore scherza sull’eventuale fidanzata: «(ride) Sì, con Soriano, siamo sempre noi due tedeschini…». Anche lui ha fatto un notevole passo avanti nel finale del 2013: «Sì, però non facciamo paragoni solo perché siamo tedeschi ed abbiamo fatto gol. Lui continua a non sapere l’italiano e poi il suo gol contro la Lazio l’avete visto? Mille rimpalli prima di finire in porta, sembrava basket. Io contro l’Atalanta ho fatto un gol vero, di testa su corner (ride, ndr)». Tra i due si dialoga sempre in tedesco, ma Mustafi parla molto bene anche l’italiano: «Non mi pare di parlare così bene, me la cavo. In Inghilterra dopo sei mesi parlavo un buon inglese. Mi piacciono le lingue sin dalla scuola».

Intanto, la Samp ha migliorato il suo rendimento e ci si chiede cosa abbia fatto Mihajlovic per migliorare la situazione: «Ha saputo toglierci di dosso la pressione che era pesantissima per una squadra così giovane. Ha riportato ciascuno di noi indietro negli anni. Ci ha detto: «Non pensate a nient’altro, giocate e basta; se prendete un gol, se sbagliate, non abbattetevi, ci sta anche l’errore, giocate senza paura». Prima, per esempio, non giocavamo mai il pallone dietro, in difesa, per l’ansia di sbagliare – racconta Mustafi al giornale genovese – Lui ora insiste: «Giocate da dietro, l’azione nasce sempre da dietro». E’ stato decisivo quest’atteggiamento. E poi negli allenamenti ha portato anche battute, scherzi. Questo è importante».

Inoltre, Mustafi deve decidere se accettare la corte che gli sta facendo De Biasi, C.T. dell’Albania: «E’ un dubbio che abbiamo. Sia io che i miei familiari oggi siamo contenti che io giochi per la Germania, perché ha una storia calcistica più importante, è un traguardo e una sfida per la mia carriera – afferma il numero 8 blucerchiato – Scegliere l’Albania sarebbe un passo indietro e a me piace farne avanti, cercare sempre di crescere. Devo però ammettere che dentro mi sento albanese e un pensiero lo faccio a questa possibilità. Veniamo da una città fuori dall’Albania, in Macedonia, ma quasi tutta abitata da albanesi, Gostivar».

C’è anche molto da discutere sul suo futuro. Con un anno così, è normale che qualcuno possa arrivare e fargli la corte, come il Bayer Leverkusen c’aveva già provato nel giugno scorso: «Io ho un contratto alla Samp (fino al 2016, ndr) e sto benissimo qui. Il mio futuro è cercare di ripetere questo trend nel 2014 di partite buone. A mio parere, non basta giocare 10-15 gare bene per andare in una grande squadra: a 21 anni, devo ancora imparare molto, progredire moltissimo – conferma Mustafi, un ragazzo con la testa sulle spalle – Dopodiché, se questa crescita proseguirà, potremo parlare. Come ho detto, mi piace sempre fare passi avanti, ma bisogna farli quando si è pronti. Affrettare è rischio, lo so bene dopo l’esperienza in Premier». Chissà se ci sono altri gol in programma per il tedesco in questa stagione: «Veramente dopo quello all’Atalanta speravo di essere a posto per altri due anni… – scherza il centrale della Samp – Io ci provo».