Non ci meritiamo delusioni: invertire la rotta è obbligatorio

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È un pareggio amaro, perché la Sampdoria per ottenerlo deve affidarsi ad Audero. Il vantaggio di Quagliarella ha illuso, poi la squadra ha mollato

Dopo un paio di edizioni dominate sul piano del gioco e del risultato, il derby di Genova ha assunto una forma che avremmo sicuramente gradito non vedere. La Sampdoria non ha ceduto sul piano del risultato, ma ha sicuramente ceduto sul piano del gioco. Una squadra che si è arresa, che Giampaolo giustifica esclusivamente per l’aver subito un gol inaspettato: eppure, strano a dirsi, succede che le squadre subiscano qualcosa, prendano un gol, si debbano ritrovare ad affrontare una partita in un modo diverso da quello che ci si aspettava. Non è immaginabile che ci si nasconda dietro un alibi del genere, a maggior ragione se quel gol arriva su un errore di un giocatore che, dispiace dirlo, non ne ha indovinata una per tutta la partita: parlo inevitabilmente di Andersen, che ha avuto modo di far tessere lodi su lodi in questa prima parte di stagione, che è già finito nel mirino di tutti gli interessati canonici, sia in Italia che all’estero, per il quale è già stata fatta una valutazione faraonica, in linea con quelle fatte per Mustafi e Skriniar in passato. Magari il suo futuro sarà roseo e lo sarà anche quello delle casse della Sampdoria, ma il presente non ci è stato d’aiuto, almeno nella partita più attesa dell’anno.

È sempre più chiaro, insomma, che la Sampdoria sta palesando tutti quei limiti che inevitabilmente iniziano ad arrivare quando il tuo gioco diventa prevedibile e facilmente arginabile: se a inizio stagione era stato possibile mettere a tacere le manovre del Napoli con un po’ di imprevedibilità, con il solito immortale Quagliarella e spingendo gli avversari a giocare male (un’impresa che è riuscita anche a Di Carlo e al suo Chievo, tra l’altro), adesso la prevedibilità di Giampaolo e del suo gioco è andata a scemare, è terminata. Così come d’altronde la capacità di adattarsi all’evolversi della gara è sempre una lacuna, complice sicuramente un mercato che non è stato all’altezza delle aspettative o quantomeno delle plusvalenze ottenute. Lo si è visto anche ieri sera, quando il Genoa ha iniziato a fare sua la partita: ci siamo dovuti affidare ad Audero, che è stato indubbiamente il migliore in campo insieme con Quagliarella.

Quando il portiere, però, risulta essere il giocatore con la più alta valutazione non è mai un buon segno: a noi può far solo che bene poter schierare un giocatore del genere nella formazione titolare, ma ne servirebbero altri dieci in grado di correre, aggredire, andare con più convinzione nei contrasti, correre di più. L’involuzione di Jankto, in questo intero sistema, è tra le più sconcertanti delle situazioni blucerchiate, così come le continue incertezze di Ekdal in mezzo al campo e anche quelle di Praet, che più arretra il suo raggio d’azione più rende mediocri le sue prestazioni. Una situazione non del tutto gradevole da vedere, da analizzare.

È inevitabile che il trend debba essere cambiato e invertito quanto prima: sia la Sampdoria che il Genoa arrivavano da tre sconfitte e questo pareggio dà aria alle classifiche di entrambe, soprattutto perché la zona retrocessione è davvero a un passo. Lo è anche quella europea, perché d’altronde la graduatoria di Serie A è molto corta dalla quarta posizione in giù, ma è fondamentale iniziare a correggere qualche dettaglio, a partire da questo gioco che chiaramente non funziona più, così come alcuni interpreti. Gennaio è dietro l’angolo, correggere un’intera squadra non sarà facile, così come inserire titolari validi sarà molto ostico, ma il rischio di dover affrontare un nuovo campionato mediocre è dietro l’angolo. E visto che a inizio stagione ci eravamo concessi il lusso di sognare qualcosina in più, soprattutto dopo il 3-0 al Napoli, sarebbe davvero un’ennesima, grande delusione. Che non ci meritiamo.

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