Ora puoi sorridere, Manolo

Gabbiadini Sampdoria
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L’arrivo di Gabbiadini è un concentrato di tre fattori vitali per la Sampdoria: fermezza della società, ambizione europea e affare economico

C’è chi pensa a Gabbiadini e rivive l’ebbrezza della magica punizione che nel 2014 condannò il Genoa alla sconfitta nel Derby della Lanterna. C’è chi pensa a Gabbiadini e maledice il giorno in cui si trasferì al Napoli. C’è chi pensa a Gabbiadini e si lascia trasportare dalle molteplici sfumature che il suo sinistro è in grado di creare. C’è chi pensa a Gabbiadini e sogna.

La Sampdoria ha inaugurato l’anno nuovo con un colpo brillante e spregiudicato. L’attaccante classe ’91 torna in Italia dopo l’infelice parentesi al Southampton per rilanciarsi e replicare quanto mostrato con indosso la maglia blucerchiata dall’estate 2013 agli esordi del 2015. Il ritorno di Gabbiadini supera ampiamente il concetto di minestra riscaldata (ancora commestibile) e rappresenta un concentrato di tre fattori che permette alla Sampdoria di emergere, di rivedere le stelle, sì, dell’Europa. Lo slogan «senza cessioni non ci saranno entrate» è stato cancellato, buttato nel cestino: la frenesia di acquistare Gabbiadini ha battuto ogni riflessione sul futuro di Kownacki, dando così una svolta al modo di fare mercato cui siamo stati abituati. Fermezza e ambizione europea. La presa di posizione della società doriana è plausibile: si tratta della seconda mossa azzeccata (per modi e tempistiche) dopo la ristrutturazione del Consiglio di Amministrazione, approvato pienamente dalla tifoseria.

Poi. È vero, Gabbiadini ha faticato molto in Premier League, ma alla Sampdoria ritrova una piazza che gli ha permesso di eccellere sotto ogni punto di vista, un buon viatico verso un nuovo trampolino di lancio. L’avventura a Genova è stata la migliore di sempre, se valutiamo il rapporto fra partite disputate e reti realizzate, e tatticamente parlando il suo apporto sarà decisivo nella rotazione dei perni offensivi: Quagliarella merita riposo ogni tanto, Caprari e Defrel, entrambi tenuti in grande considerazione da Giampaolo, hanno bisogno di confrontarsi sia in campo sia fuori con un altro attaccante che possiede tutte le carte in regola per giocare titolare ogni domenica (o venerdì o sabato o lunedì…). Infine: oltre al costo dell’operazione (tre milioni di euro subito e nove pagati ai Saints in tre esercizi), l’affare Gabbiadini è vantaggioso perché anticipa eventuali mosse da effettuare in estate, periodo dell’anno in cui la caccia ai rinforzi è resa maggiormente complicata dalla durata del calciomercato e dalla folta concorrenza che fa alzare notevolmente il prezzo dei calciatori.

Ma c’è anche chi pensa a Gabbiadini e storce il naso, esponendo qua e là motivazioni che reputo irragionevoli e incapaci di smontare alcun punto precedente. Tutto e il contrario di tutto, insomma. Antitesi prima: la mossa della società è solamente una giustificazione, un alibi, un’illusoria ricerca del nome altisonante (manco parlassimo della portata mediatica di Cristiano Ronaldo, per dire…) che sappia infiammare un ambiente da tempo in rottura con la proprietà, scossa dalle vicende giudiziarie che gettano nell’ombra l’immagine di Ferrero. Antitesi seconda: un attaccante mediocre è d’intralcio per un reparto, quello offensivo, che deve gestire momentaneamente due competizioni. Aumenta la confusione e non giova alla concorrenza perché preclude l’utilizzo di Quagliarella e frena la costanza di rendimento di Caprari o Defrel. Pensiero mio: meglio tenere Kownacki e aggravare la condizione fisica e realizzativa del parco attaccanti, magari concedendosi futili lamentele tra qualche mese. Antitesi terza: ma quale futuro! Ferrero l’ha comprato per non riscattare Defrel e rivenderlo al doppio a luglio. Pensa solo alle plusvalenze, non cambierà mai. Se ne frega della Sampdoria! Off-topic: non sorride mai. E qui mi fermo, le montagne russe delle assurdità mi hanno dato la nausea.

La realtà dei fatti, piaccia o no, è che Gabbiadini rappresenta un autentico colpo di mercato. Un valore aggiunto per la corsa all’Europa League. E per favore, non criticate il suo carattere introverso e schivo. In un mondo dove le parole sommergono i fatti, la serietà di Gabbiadini deve essere un orgoglio per i tifosi. Non badate all’apparenza, al suo risicato sorriso. L’importante è che faccia sorridere voi.