Rollercoaster Doria: allo Scida è tutto da cancellare

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Valori espressi pari a zero, sesto posto perso e una stagione buttata per l’incapacità di cambiare a gara in corso.

Due settimane di stop, un’intera settimana per ragionare sulla gara di Crotone senza dover smaltire le fatiche del weekend precedente, la necessità di continuare a lottare per un sesto posto che era stato conquistato con grinta, caparbietà e abnegazione. Tre elementi incredibilmente importanti, per poi vedere una prestazione così scialba e assistere a questo risultato così degradante per una squadra che si trova(va) sesta in classifica, in Serie A. Errori elementari, black out totali nella fase difensiva, incomprensioni degni di una squadra da oratorio, un autogol che speri di non aver realmente visto, ma di aver sognato, in uno dei tuoi peggiori incubi, dei piazzamenti sui calci d’angolo che definire all’acqua di rose significa essere fin troppo benevoli. Una Sampdoria irriconoscibile.

Parlare di “problema di testa” è fin troppo semplicistico: la Sampdoria fuori casa non ha idea di cosa significhi lottare per vincere, non sa quantificare lo sforzo necessario per arrivare a concretizzare un risultato. Si lascia abbattere dal Bologna, dall’Udinese e adesso anche dal Crotone: il problema, a questo punto, potrebbe essere l’incapacità di leggere in anticipo una determinata partita, il voler organizzare il match con lo stesso metodo col quale si affronta una normale partita casalinga. Forse è proprio questo il limite di Giampaolo e della Sampdoria: non saper andare oltre quell’unico modello di gioco costruito nel corso di una stagione. Sì, gli interpreti sono quelli, sì, gli allenamenti vengono strutturati per poter dare il meglio e il massimo utilizzando lo schema più adatto, ma bisogna saper cambiare soprattutto in corsa. E con cambiare non intendo togliere Ramirez dopo mezz’ora perché la gara era precipitata già dopo sei minuti: cambiare significa leggere quelle che sono le regole dettate dall’avversario e adattarsi per trovare la svolta. Non si può essere così univoci e pretendere di poter essere la sesta forza del campionato, soprattutto se poi in trasferta ci si deve lasciar andare a questi svarioni totali.

Allo “Scida” qualsiasi nota lieta passa in secondo piano: il fatto che Viviano sia il portiere che ha parato più rigori in stagione nei cinque campionati maggiori d’Europa viene subito cancellato dall’autogol che concretizza il 4-1 finale. Una scena da “Mai dire gol” tra l’estremo difensore e Silvestre, che fanno a gara a chi la fa più comica, a quanto pare. Allora forse l’unico punto interessante risiede nel gol di Zapata, che appena entrato ha provato con tutto se stesso a dire la propria, a lottare: il colombiano non sta riuscendo più a partire titolare nel tandem offensivo di Giampaolo, con Caprari che sembra averlo scavalcato, ma è già al secondo gol consecutivo da subentrato. L’esplosività che ha in corpo è sicuramente utile a partita in corso, quando gli avversari hanno iniziato a mollare la presa, ma c’è da tener conto del fatto che se in panchina hai un giocatore che vuole spaccare il mondo andrebbe messo in campo. Su questo aspetto, però, lascio il beneficio del dubbio a Giampaolo: è lui che vede i suoi giocatori per l’intera settimana ed è lui che ha la situazione in pugno. Ciò che noi vediamo, a oggi, è che la Sampdoria quel sesto posto l’ha perso: sia perché il Milan oramai l’ha scavalcata, sia perché i rossoneri hanno iniziato una rincorsa che li porterà sempre più vicini alla Lazio, che significa Champions League al momento. Non ci resta che il settimo posto, ancora valido per l’Europa League, ma con il Preliminare che tanto ci piace: quello a fine luglio, che anticipa la preparazione all’inizio del mese. Io stravedo per l’Europa, ma se i valori in campo da esprimere sono questi forse è meglio pensarci bene. Perché non voglio che accada mai più di dover perdere contro Walter Zenga.

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