Sampdoria l’ex Hugo: «Platt insicuro. Quel calcio di Boskov…»

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L’ex Hugo e gli allenatori alla Sampdoria: «Platt un po’ insicuro. Una volta Boskov calciò i coni in allenamento»

Miguel Fernandes Vieira, meglio conosciuto come Hugo, ha vestito la maglia della Sampdoria dal 1997 al 2000. Ai taccuini di Tribuna Expresso, l’ex difensore blucerchiato ha riavvolto il nastro della sua parentesi a Genova.

SAMPDORIA – «Sono cresciuto come uomo e come calciatore. Mi sono adattato molto bene sia alla città che all’Italia, ho parlato con molte persone. Ero abituato a guardare la televisione, soprattutto agli inizi, per migliorare la lingua, guardando film e serie tv. Mi piaceva fare passeggiate per capire come fosse la città e, quando avevo ospiti a casa, che si trattasse di famigliari o di amici, mostravo loro un po’ del fascino di Genova e dintorni».

ALLENATORI – «Ricordo quando arrivò Boskov, ormai anziano. Spesso quando ci allenavamo metteva le palle vicino a lui, una volta volle rimettere il pallone in campo e, invece di calciare la palla, calciò i coni perché vide male (ride, ndr). Un altro allenatore, sempre alla Samp, una volta aveva fissò una riunione a mezzogiorno meno un quarto, prima di pranzo, ma arrivò in ritardo. Il capitano sbottò: “Basta, mangiamo tutti”. Così tutti in mensa, e solo dopo mezzogiorno finalmente arrivò il tecnico. Il capitano gli disse che era ora di pranzo e che non c’era più riunione, ma all’allenatore non piacque il suo comportamento e convocò ugualmente la riunione. Il capitano si presentò con il piatto di pasta in mano e lo tenne lì per tutta la riunione per quanto arrabbiato. Un altro allenatore programmò l’allenamento alle 10 e si presentò alle 11».

NO ALLO SPORTING – «Nel mio secondo anno alla Sampdoria fui avvicinato, nel mercato di gennaio, dallo Sporting Lisbona. All’epoca capii che non era quello il momento. Vivevamo tempi difficili alla Sampdoria, c’era crisi e Spalletti era stato esonerato. Subentrò Platt in panchina, anche lui aveva giocato nella Samp ma le cose non andarono molto bene. In termini di direzione era anche un po’ insicuro. A metà stagione stavamo combattendo per non retrocedere, nonostante la buona rosa, ma pensai di non abbandonare la nave. Giocavo regolarmente, sempre con alcuni infortuni che mi hanno infastidito per tutta la mia carriera e che a volte considero fondamentali. Pensavo che la squadra avesse bisogno di me e, poiché mi piaceva stare in Serie A, ringraziai molto lo Sporting ma alla fine rifiutai. Feci un altro anno a Genova, poi mi richiamarono e accettai».