Sbloccarsi e vincere nel migliore dei modi

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© foto Valentina Martini

La Sampdoria va oltre ogni più rosea aspettativa, il 3-0 al Napoli ce lo godiamo con il tifo dei giusti e con la gioia dei vincenti

La scorsa settimana, trovando d’accordo la maggior parte dei lettori, avevo indicato le criticità di questa formazione, che erano davvero sotto gli occhi di tutti. Si partiva dal bisogno palese di avere un regista in mezzo al campo, un giocatore che potesse mettere ordine sia alla manovra che alla fase difensiva: qualcuno che spostasse, soprattutto, Barreto lontano dalla cabina centrale della mediana per ritrovarlo nel ruolo di mezzala, che l’anno scorso gli è riuscito quantomeno meglio di quello propostogli quest’anno. Ekdal è riuscito a darci soddisfazione e ad amministrare, in maniera parsimoniosa, la manovra doriana. La seconda criticità evidenziata portava il nome di Gaston Ramirez: sebbene l’uruguaiano non abbia mancato anche quest’oggi di farsi ammonire per l’ennesimo – davvero, l’ennesimo in un anno – intervento avventato e inutilmente aggressivo, il fatto di essere partiti con Saponara in campo si è toccato con mano e lo si è notato da ogni punto remoto della penisola. L’ex Fiorentina ed Empoli ha un passo diverso e ha deciso di averlo: perché da un lato ha tanto da recuperare, dall’altro si è messo in testa che questa è la sua ultima chiamata. La qualità non gli è mai mancata e adesso deve solo trovare il coraggio di metterla in campo: la costruzione c’è, la spinta anche, persino in fase di copertura, perché se l’1-0 nasce da una sua ripartenza, il 2-0 parte da un suo recupero sulla trequarti azzurra. Tantissima intensità, trentacinque minuti di bel calcio e una speranza davvero rosea per il futuro: quella di avere un titolare che possa scendere in campo con la testa ben fissa sull’obiettivo, sgombra da atteggiamenti controproducenti.

Con un centrocampo così, che tra l’altro tra pochi giorni potrà permettersi anche il ritorno di Praet, giocatore che serve come l’ossigeno a questa Sampdoria, questa sera l’attacco non ci ha concesso una lamentela che fosse una. Il tandem d’attacco ha funzionato come mai ci saremmo potuti aspettare, partendo da Defrel: la conclusione sull’1-0 è una bordata di potenza che assomiglia quasi alla potenza che Zapata metteva nelle conclusioni dello scorso anno, un missile sul quale Ospina non può davvero far niente. C’è corsa, precisione e potenza in quel gol. Mentre nel secondo c’è un po’ di fortuna, ma comunque capacità nel leggere la posizione nella quale farsi trovare per ricevere il passaggio di un davvero ottimo Quagliarella, tanto in quella situazione quanto poi nel gol. Da antologia, come ci ha insegnato a fare lui. Il capitano di questa Sampdoria, che forse troppo spesso rendiamo vittima di critiche aspre e impietose, ha sempre questa grande qualità di saper estrarre dal cilindro un coniglio che ti lascia senza parole. Perché l’ha fatto. Altro che il gol di Pastore contro l’Atalanta, figlio di una chiara valutazione errata di Gollini: quello di Quagliarella è un tiro imparabile, inatteso, che risponde al classico colpo di genio che richiede rapidità d’esecuzione e grandissima intuizione. Lo vedi, lo senti, lo cerchi, lo realizzi: questo è il gol del 3-0, che ha chiuso una prestazione che diventa da incorniciare, grazie soprattutto al fatto che il Napoli affrontato fosse praticamente sulle gambe dal 10′ del primo tempo, distrutto da due rimonte che rendono davvero pesanti le gambe alla terza di campionato.

Ciò che mi ha sinceramente sorpreso è stato vedere Tonelli in campo al posto di Colley, mentre me lo sarei aspettato come alternativa ad Andersen. Il giovanissimo difensore blucerchiato ha dimostrato di meritarsi il posto da titolare, che quasi sicuramente lo condurrà a un percorso uguale a quello compiuto da Mustafi, da Romagnoli e da Skriniar, per l’ennesima plusvalenza figlia di una scuola difensiva che vede in Giampaolo uno dei più attenti cultori di quella “linea” che tanto è protagonista dei suoi discorsi. L’inserimento di Tonelli è stato però utile e valido: la sua prestazione è stata di sostanza, precisa e senza errori degni di nota. Ha retto per l’intera gara e ha dato sicurezza ad Andersen, bravissimo in diverse occasioni a raddoppiare sull’esterno, per dare supporto a Murru. Persino gli esterni, incredibile da dirsi, hanno reso quanto avrebbero dovuto: sebbene l’ex Cagliari continui a deficitare in fase difensiva, con qualche disattenzione soprattutto a causa del fatto che il gioco della Samp tende a compattarsi in fase di non possesso, Murru col Napoli ha saputo dare la spinta giusta, almeno fino a quando è stato necessario sbloccare il risultato e poi consolidarlo. Nella ripresa cede il posto a Sala, che fa il suo, senza infamia e senza lode, in una partita che bene o male non aveva già più niente da dire. Insomma la Sampdoria che ci ha fatto gioire e cantare al Ferraris domenica sera è la Sampdoria che sogniamo di poter vedere ogni settimana, a ogni giornata: sappiamo che è un sogno difficile, perché in trasferta resterà una squadra che dimentica totalmente come funziona il gioco del calcio, ma noi ci speriamo. Da qualche errore dovremmo pur ripartire e crescere. E soprattutto basta eliminarsi alcune convinzioni che oggettivamente non sono percorribili: Barreto regista, Ramirez titolare indiscusso su tutte.

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