Sogniamo con la Sampdoria: non costa niente

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Terzo risultato utile su tre, ma questo col Torino vale quasi doppio: una bella prestazione figlia anche della sosta prolungata

Finalmente torna il calcio giocato, finalmente torna la Sampdoria. Il lato positivo di questa sosta lo abbiamo visto contro il Torino: Giampaolo ha avuto la possibilità di integrare e far recuperare la miglior condizione sia a Zapata che a Strinic, che in queste prime giornate di campionato erano rimasti tra la naftalina ad attendere nuove sorti per il loro destino. La loro sorte coincide con il pareggio del Doria a Torino, perché l’1-0, il fulmineo gol blucerchiato, è proprio dell’ex centravanti dell’Udinese, del gigante colombiano che per tutta l’estate doveva andare proprio in maglia granata: Zapata è un mastino d’area che non si smuove, che conclude e che dopo appena venti secondi sblocca la gara facendo sorridere i suoi nuovi tifosi. Poi c’è Strinic che, arrivato nelle ultime ore di mercato, ha già scalzato Murru nelle gerarchie a sinistra e ci fa ricordare quanto sia bello avere un vero terzino sinistro, ruolo scoperto forse dalle magie svizzere di Reto Ziegler: l’ex Napoli crossa un pallone che Quagliarella deve solo spingere dentro, indovinando la posizione nella quale farsi trovare e anche l’attimo giusto per beffare Sirigu. Una sosta che premia, perché il pareggio con il Torino è oro, per il Doria, perché l’avversario quest’anno ha costruito una squadra per raggiungere l’Europa League, per essere la nuova Atalanta, per dimostrare che Sinisa Mihajlovic ha un gruppo talmente forte da poter essere la quinta forza del campionato. Per ora è tutto da dimostrare.

La Sampdoria di Giampaolo scende in campo compatta, con, purtroppo, ancora qualche criticità, che si ravvisano in Sala: troppo impreciso, anche all’Olimpico, soprattutto troppo in sofferenza su Niang, tanto da costringere il tecnico al cambio con Bereszynski, più attento sul francese. Per il resto la difesa fa il suo dovere, compreso Regini, l’oramai perennemente bersagliato capitano, che però intanto sta tenendo in panchina Ferrari, sul quale l’investimento in potenza è stato importante. Sulla rete di Baselli c’è poco da fare: è un missile che si indovina una volta su cinque, che non lascia nessuno scampo alla retroguardia avversaria, tantomeno a Puggioni, che vola ma non la sfiora nemmeno. Sul raddoppio di Belotti allo stesso modo non c’è moltissimo da fare: la deviazione dell’estremo difensore c’è, ma quando la palla deve entrare entra, non c’è traiettoria modificata che tenga. Per questo il pareggio ci calza bene, perché l’abbiamo ottenuto dopo tre settimane di sosta, con qualche giocatore ancora leggermente da sbloccare, come per esempio Strinic, che chiede soccorso a Murru dopo un’ora di gioco, come per esempio Barreto, rientrato da un infortunio da pochissimo, come d’altronde anche Zapata, che era alla sua prima gara da titolare quest’anno. C’è margine di miglioramento, anche stavolta, ma la base è già soddisfacente perché nonostante una partita in meno la Sampdoria è lì, in alto nella classifica, al settimo posto dietro le grandi che si dividono la posta più alta in palio.

Qualcuno inizia a parlare di Europa – Pradé e Giampaolo – a ragion veduta onestamente. L’Europa è un mio pallino, spero lo possa diventare anche per questa dirigenza, perché il fascino del viaggio internazionale resta, perché la scottatura chiamata Vojvodina è ancora lì che arde sul nostro corpo, perché Torino rievoca sempre ricordi poco felici, perché è lì che dobbiamo tornare a viaggiare. Il percorso per adesso è lungo, perché siamo appena alla quarta giornata (terza per il Doria), e di sfide ben più complesse del Benevento arriveranno, ma intanto la Sampdoria su due trasferte, nemmeno troppo facili, ha raccolto 4 punti su 6 disponibili. Se non sorridiamo adesso e se non sogniamo adesso, quando?