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2013

Un pareggio catartico

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È un pareggio che non dispiace quello col Parma. Il perché lo diciamo subito: innanzitutto è un pareggio che arriva quasi in maniera immeritata, come sottolinea anche Sinisa Mihajlovic in conferenza stampa, perché la Sampdoria nel secondo tempo ha subito, guarda caso appena dopo l’uscita di Biabiany. In barba a chi diceva – me compreso – che il Parma senza Cassano non ha gioco, ecco che Donadoni si gioca la carta grinta: sui palloni i ducali arrivano prima e riescono ad agire prima dei nostri e nel secondo tempo l’assedio è quasi inevitabile.

Il pareggio ci fa bene perché anche nelle difficoltà, in un secondo tempo giocato con meno grinta dell’avversario, siamo riusciti a portare a casa un punto. Giocando male, si dice, se si vince significa che hai qualcosa in più: non l’abbiamo vinta – sarebbe stato stupendo – ma l’abbiamo pareggiata con giustezza e con carattere. Non siamo capitolati, perché magari in altre condizioni quegli errori e quelle svirgolate in difesa nel finale ci sarebbero costate care, mentre stavolta l’abbiamo gestita al meglio. 

Il pareggio ci fa bene perché se l’avessimo vinta avremmo, sì, fatto il record di vittorie consecutive in stagione (per ora siamo a due, record fissato prima da Delio Rossi con Livorno e Atalanta e poi da Mihajlovic con Catania e Chievo), ma ci saremmo, forse, crogiolati troppo. E questa squadra ha bisogno ancora di una spinta, di un intervento sul mercato: non lasciamo che i risultati positivi di Mihajlovic, che l’essere imbattuti nella nuova gestione, ci faccia dimenticare che bisogna chiedere uno sforzo a gennaio. Innanzitutto molte, diverse, cessioni per sfoltire la rosa di troppi elementi e poi almeno due acquisti mirati.

Il pareggio, poi, smuove anche la classifica, perché l’Atalanta cade nella goleada della Juventus, il Chievo, con un risultato identico, perisce sotto i colpi del Torino e in coda vince solo il Bologna, che sale a 15 punti, tre in meno dei doriani. Per il resto è un punto rosicchiato al Genoa, che resta a 20, e alla Lazio, che ha la stessa sorte. Due punti dall’ottavo posto, una classifica corta, che si muove anche con poco, anche oggi. Da gennaio serve qualcosa in più per poter continuare a sognare. Tutti insieme.

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