Una sconfitta che fa male due volte: ora riscattiamoci a San Siro

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© foto Valentina Martini

Una sconfitta che fa male due volte: perché le altre pretendenti all’Europa League vincono e perché arriva contro un Frosinone catenacciaro e che ha cercato solo di far giocare male la Samp

Perdere col Frosinone fa male. Non perché sia il Frosinone, lungi da me voler denigrare il club ciociaro come fatto da qualche presidente di Serie A. Fa male perché sono abbastanza sicuro che una grandissima parte della tifoseria, come d’altronde anche io, sentiva già suoi i tre punti e già proiettava la Sampdoria lontana dalla Fiorentina e nuovamente a ridosso di Roma e Lazio. E invece così non è stato, il che fa doppiamente male: fa male perché è arrivata la sconfitta, fa male perché non essere riusciti a fare punti contro il Frosinone ci allontana dal gruppetto delle prime otto. Le nostre dirette avversarie alla corsa europea hanno tutte vinte, compreso il Torino che ci ha scavalcato, vanificando la cavalcata che avevamo compiuto fino a due settimane fa. C’è tempo per rifarsi, sia chiaro, ma intanto fa male. Brucia.

Col Napoli era stato un passo falso, sì, l’avevamo giudicato così: col Frosinone non so come giudicarlo. C’è da dire che lo scivolone sul gol di Ciofani è costato carissimo, perché i ciociari, ottenuto il vantaggio, si sono barricati dietro la linea del centrocampo e non hanno dato occasione alla Sampdoria di affondare: serviva la giocata che aprisse in due la difesa, ma non è arrivata, serviva un po’ di fortuna, invece Quagliarella ha preso il palo, serviva qualche mossa a sorpresa, e invece l’unica novità proposta da Giampaolo è stato un inatteso cambio di modulo che però ha portato a un nulla di fatto. L’attacco è stato completamente annichilito, il che dispiace ulteriormente, perché Gabbiadini titolare era fortemente atteso e io stesso l’avevo invocato la scorsa settimana: ha giocato praticamente da esterno sulla trequarti, pronto a rientrare e sfruttare il suo mancino, ma il Frosinone non ha lasciato spazi. Ci aspettavamo un gol di Quagliarella, che dopo lo stop contro il Napoli poteva subito riprendersi il podio della classifica cannonieri, ma non è arrivato, un po’ perché non sembrava una grandissima giornata, un po’ perché dall’altro lato c’era un inatteso Salamon, baciato dalla giornata sì della sua stagione. Defrel e Sau non hanno saputo fare nulla di più, ma almeno il secondo ci ha messo della grinta che nel finale poteva aiutare il Doria a concretizzare qualcosa.

Per il resto è un vero peccato dover parlare di questa sconfitta, anche perché l’esordio di Tavares potrebbe essere una delle note positive del fine settimana: al di là di quello che è stato un errore collettivo sul gol di Ciofani, con Goldaniga libero di crossarla in mezzo dalla zona che teoricamente è di competenza del brasiliano, Tavares ha spinto tanto quanto Murru, ha offerto sostegno alla fascia sinistra in svariati momenti nel primo tempo e ha lavorato da vero stantuffo per tutta la partita, finché il fiato gliel’ha concesso. La prestazione non è negativa, fa ben sperare, peccato però per la macchia del gol, per il quale però potremmo trovare undici colpevoli, probabilmente. Senza però voler piangere eccessivamente sul latte versato e senza voler recriminare ulteriormente su quella che è stata una non-partita e una non-prestazione, bisogna subito guardare avanti. Lo spazio e il tempo per le lamentele non c’è, anche perché servono a ben poco: il mercato è finito, correzioni non se ne possono più fare, bisogna quindi pedalare, rimboccarsi le maniche e ritrovare subito la via del gol, che manca da due settimane adesso. Volendo fare una battuta, sarebbe stato meglio vincere 1-0 con l’Udinese e tenersi gli altri tre gol per queste altre due partite, piuttosto che vincere 4-0 in quell’occasione, ma è solo per stemperare gli animi.

Con l’Inter non sarà facile: i nerazzurri hanno ritrovato la via della vittoria col Parma, squadra tignosa, e proveranno a mettersi alle spalle il periodo negativo. L’impegno di giovedì sera in Europa League a Vienna potrebbe far arrivare la squadra leggermente più stanca della Sampdoria, ma vincere a “San Siro” è un’impresa: non ci sarà il sinistro di Renan a togliere le castagne dal fuoco e servirà una grande Sampdoria, quella che ha schiantato l’Udinese, quella che ha tenuto testa alla Juventus, quella che per 90 minuti in Coppa Italia ha battagliato col Milan, quella che all’Europa ci deve credere. Non quella vista col Frosinone, che non è la squadra che siamo abituati a vedere. D’altronde Baroni ha risposto a Giampaolo con la stessa ricetta che spesso applica anche il tecnico doriano: far giocare male l’avversario e approfittare dei momenti di incertezza. La differenza è che la Samp riesce a metterci il bel gioco, mentre il Frosinone non ha grandi palleggiatori a disposizione. In quello avremmo dovuto avere la meglio, ma così non è andata. Guardiamo avanti e puntiamo forte: “San Siro” ci aspetta.