Correa, nuovo predestinato: «La Sampdoria mi ha cambiato»

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E’ cambiato molto per Joaquin Correa dall’ultima volta che ha affrontato l’Empoli. Dieci mesi fa era una promessa pagata 10 milioni di dollari, ora un talento che può fruttare una plusvalenza alla Sampdoria. Da oggetto misterioso a pericolo per gli avversari: «Sono nella Sampdoria da più di un anno. Tutti questi mesi mi sono serviti per conoscere la serie A e i miei compagni. È cambiato completamente il mio modo di approcciare e vivere il calcio da quando sono alla Sampdoria. Adesso prevale la mia italianità rispetto al mio lato sudamericano. Arrivo agli allenamenti un’ora e mezzo prima, faccio prevenzione, faccio palestra, sono aumentato di peso. Mi concentro maggiormente sugli aspetti tattici», ha dichiarato El Tucu a Il Secolo XIX, rivelando di avere il passaporto italiano ora: «La mia bisnonna è emigrata in Argentina da Vicenza. E ora vivo il calcio da italiano».

 

Più attenzione alla tattica, ma senza sacrificare le sue qualità: «Mi sento più sicuro e penso si veda anche da come gioco. Mi piace, se possibile, fare un po’di spettacolo, mi permetto qualche giocata. Come la “pedalada”, che è il mio colpo preferito. Ma anche in questo aspetto sono cambiato. Il mio primo pensiero ora va alla squadra, come posso rendermi utile», ha spiegato Correa, che ha poi svelato di essere un grande fan di Riquelme, da cui è nata la passione per il numero “10”, che in estate ha dovuto chiedere a Krsticic.

 

In Italia, però, ha imparato anche un nuovo ruolo: «Non avevo mai giocato con due mezze punte, mi trovo bene. Ma posso e devo fare molto di più. E lavorando con umiltà so di potercela fare. E non faccio nessuna fatica a dare una mano ai miei compagni nella fase di non possesso. All’inizio giocavo poco, ma non ho mai perso fiducia. Avere continuità di impiego mi fa sentire la fiducia della società e dell’allenatore». Correa svela poi un retroscena sul clamoroso errore commesso con l’Inter: «Il gol che ho sbagliato è stato clamoroso. Incredibile. Nei giorni seguenti mi ritornava spesso in testa, come un’ossessione. Però anche quello sbaglio mi è servito a crescere. Da lì sono ripartito. Anche in passato sono quasi sempre riuscito ad affrontare nel modo giusto gli eventi negativi». Anche quando ha accusato un infortunio muscolare in allenamento: «In quel momento mi è crollato il mondo addosso… non mi era mai capitato di piangere così, sul campo».

 

Si parla poi di obiettivi, il primo è la salvezza della Sampdoria: «Sì, abbiamo vinto le ultime due partite, ci siamo tirati fuori da una situazione pericolosa. Che onestamente non corrispondeva al valore della squadra, ma se ci trovavamo così in basso, significa che ce lo siamo meritato. Ora dobbiamo continuare così, a fare bene. Vivendo alla giornata». L’altro obiettivo è l’Olimpiade di Rio: «Il mio sogno. Spero davvero di fare parte della spedizione argentina. Negli ultimi tempi non ho più sentito Martino. Mi ha telefonato il medico, dopo l’ultimo infortunio, per sapere come stavo. So di essere considerato, sta a me meritarmi la chiamata».

 

Correa, che ha ammesso di non essere bravo a cucinare e che, quindi, potrebbe solo invitare al ristorante il presidente Massimo Ferrero per fargli assaggiare qualcosa della cucina argentina, ha concluso parlato della competizione con Antonio Cassano e Ricky Alvarez: «Cassano ricordo di averlo visto giocare in televisione. E adesso si allena ogni giorno con me, mi dà tanti consigli. Ricky ha caratteristiche più simili alle mie. È una competizione sana. Giocarmi il posto ogni settimana non mi spaventa. E poi, chissà, potremmo giocare anche tutti insieme». 

 

Ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, invece, Correa ha parlato del rapporto con Juan Sebastian Veron, con cui ha giocato nel 2012 e che lo ha ceduto poi alla Sampdoria: «Non è stato solo un mio idolo, ma un vero padre calcistico. Mi ha insegnato tanto. E’ stato bello anche il fatto che io abbia segnato il mio primo gol contro il San Lorenzo, nella partita del suo addio al calcio. Cessione? In realtà fece di più: mi parlò della sua esperienza in blucerchiato, di quanto era stato bene alla Samp, di Genova, di dove mangiava. Cosa volesse dire l’ho scoperto in questi mesi».

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