Ferrero fa la pace: «Senza tifosi non c’è calcio. I miei comportamenti…»

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Il vulcanico presidente della Sampdoria Massimo Ferrero, in occasione del secondo anniversario da quando è alla guida del club, ha concesso una lunga intervista ai taccuini de La Repubblica.

Archiviata una stagione deludente, il numero uno blucerchiato vuole ripartire alla grande: «Stiamo cercando di costruire una squadra che non faccia più soffrire me e tutti i tifosi. Puntiamo a una stagione serena. L’anno scorso abbiamo sofferto tantissimo e la salute è la cosa più importante».

I tifosi, però, non sono per niente contenti della sua recente gestione: «Non c’è calcio senza tifosi, ma il tifoso è come una moglie, se non lo accontenti ti critica perché ama la squadra e i colori blucerchiati. Il tifoso della Sampdoria è bellissimo e un po’ particolare, è molto severo perché è vero, ama più la squadra di se stesso». La piazza genovese, anche nel corso dell’ultima assemblea, gli aveva contestato i modi troppo esuberanti: «Il discorso è molto semplice, io sono una persona espansiva e genuina – spiega – mi diverto perché la vita ti porta a lavorare 24 ore al giorno. Se non mi diverto poi lavoro male e faccio cattivi acquisti, la squadra perde e i tifosi si arrabbiamo ancora di più. Ci metto entusiasmo e rispetto me stesso, la Sampdoria e la sua storia».

C’è chi si è legato al dito anche le critiche verso l’organizzazione del Torneo “Ravano”: «Da quando è nato il Ravano è la felicità dei bambini, è il loro futuro e non l’ho mai messo in discussione. Però ho partecipato due anni di fila e non mi sembrava offensivo un appunto su alcuni particolari dell’organizzazione dell’ultima giornata. Tutto qui, un appunto e nient’altro, siamo in democrazia e tutti abbiamo il diritto di fare una critica. La mia era a fin di bene». Ferrero tiene anche a puntualizzare come tra lui ed Enrico Mantovani corra buon sangue: «I rapporti sono ottimi, tutto il resto se lo porta via il vento».

Su un possibile interessamento all’acquisto del club da parte di fondi stranieri, Er Viripetta risponde così: «La Sampdoria non è la Sora Camilla e di fondi conosco solo quelli del caffè. Però se qualcuno vuole andare…a fondo, si faccia avanti, ma non dentro i bar dello sport, non sui giornali, perché le chiacchiere hanno stancato e alla fine non c’è rispetto per la Samp e per i suoi tifosi. Dietro Ferrero c’è Garrone? Vi dò un consiglio, lasciate in pace Garrone. È una persona gentile che ha dato tanto alla Sampdoria, lui ha fatto la storia ma ha lasciato la scena. Lo stimo molto e mi piacerebbe tanto averlo allo stadio con me, è un sampdoriano doc ma è sempre impegnato nel lavoro».

Nonostante la rivalità sportiva, il presidente blucerchiato ha buoni rapporti anche con Enrico Preziosi, presidente del Genoa: «Enrico è un gran fico, siamo amici fuori e rivali in campo. Per me è un prestigiatore, glielo dicevo quando giocavamo a scopetta che è come il mago Silvan».

Su dove possa puntare la Sampdoria l’anno prossimo, Ferrero non vuole azzardare: «Queste cose tecniche non chiedetele a me, io so solo che sto lavorando 24 ore al giorno per la società. Ormai Milano è la mia seconda casa, tra Firenze, Roma, Milano e Genova sono più in viaggio che fermo. Sto davvero facendo di tutto e di più. Se poi sorridono i tifosi sorride anche il Baciccia e sorride anche Ferrero».

Un’ultima battuta su progetti futuri per intraprendere campionati migliori di quello da poco conclusosi: «Lo stadio lo abbiamo preso, manca solo qualche passo formale. Vorrei un Ferraris ancora più all’inglese, senza barriere. Già il fatto di aver investito per un campo da gioco finalmente come si deve mi riempie d’orgoglio. Lo dico sempre, voglio un calcio senza violenza, con tutte le tifoserie che possono andare nelle trasferte delle loro squadre. Parlo sempre con le istituzioni di questo problema, per abolire la tessera del tifoso, far ritornare al calcio italiano il sorriso della felicità e delle famiglie».

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