Quante partenze, ma lasciare la Samp vale la pena?

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Nelle ultime sessioni di mercato la Sampdoria è stata una delle società più attive: sia in entrata che in uscita la società blucerchiata ha operato tantissimo, cambiando totalmente il proprio volto spesso nel giro di pochi giorni. 

In settimana hanno fatto scalpore le parole di Federico Macheda, che ha etichettato la Samp come la peggiore scelta della sua carriera, ma la partenza da Genova dopo 6 mesi deludenti non è che abbia stravolto per il meglio la sua carriera, che ora prosegue al Cardiff City, in Championship. Abbiamo così voluto analizzare le cessioni più importanti delle ultime 4 sessioni di mercato e vedere chi dei partenti ha effettivamente fatto il salto in avanti rispetto alla Samp da cui era partito.

Partiamo dal 2012 quando la Samp grazie a un sontuoso mercato di riparazione fa suo Graziano Pellè: alla Samp appena 4 gol ma di grandissima importanza, dopo la sua esperienza in blucerchiato il centravanti pugliese torna in Olanda, dove fa sfracelli: due stagioni da urlo al Feyenoord, 50 gol in 57 partite, poi il Southampton, dove la media non è mostruosa come nel paese dei tulipani ma il rendimento è ottimo, e i Saints ne beneficiano, qualificandosi all’Europa League. Quest’anno un po’ di difficoltà, ma Antonio Conte lo tiene in grande considerazione per gli Europei.

Veniamo poi a 3 anni fa, quando già da gennaio l’Inter aveva fatto suo il giovanissimo Mauro Icardi: 10 gol in blucerchiato, debutto in un Derby della Lanterna giocato dopo 7 sconfitte consecutive, unica punta rimasta in tutta la rosa e una prestazione da incorniciare, seguito da altre partite di grande sostanza e con altri gol, la più celebre quella del 27 gennaio 2013, quando realizzò un poker contro il Pescara nel 6-0 col quale il Doria regolò gli abruzzesi. Icardi, non troppo apprezzato dai tifosi blucerchiati subito dopo per una sua provocatoria esultanza sotto la Sud in un Sampdoria-Inter 0-4 della stagione successiva, ha effettivamente fatto il salto, visto che è lui il capocannoniere in carica della Serie A, con 22 reti realizzate nella scorsa stagione. Quest’anno replicarsi sarà difficile perché a Napoli è salito in cattedra Gonzalo Higuain, già a quota 26, alieno.

Da quella Sampdoria prima di Ciro Ferrara e poi di Delio Rossi, anche lui in gol in quel magico Derby, partì anche Andrea Poli, destinazione l’altra milanese, il Milan: per lui non grandissima fortuna invece. Nel primo anno dopo la sua partenza al Doria diverso spazio e anche diversi gol, poi la situazione societaria e i tanti cambi di guida tecnica non hanno giovato al centrocampista di Vittorio Veneto che ha piano piano perso il posto guardando i compagni dalla panchina e accontentandosi di qualche apparizione in Coppa Italia. Alla Samp era uno dei trascinatori, le qualità mostrate a Genova lasciavano trasparire ben altra carriera con sprazzi di azzurro, davvero un peccato per l’ex numero 16 blucerchiato.

Estate 2014, la Sampdoria è in mano a Sinisa Mihajlovic a livello di squadra ed è appena arrivato a Genova il presidente Massimo Ferrero che ha rilevato nel giugno di quell’anno la società da Edoardo Garrone: la Samp ha un discreto patrimonio di giocatori, tutti giovani dall’enorme potenziale, ma ce n’è uno in particolare. Grande simpatia, grande fisico, grandi giocate difensive e soprattutto a luglio di quell’anno va in Brasile con la nazionale tedesca a vincere il primo Mondiale di una squadra europea fuori dal proprio continente. Shkodran Mustafi si accasa al Valencia, dove nel giro di poco tempo diventa uno degli uomini spogliatoio. Attualmente il Valencia non sta andando granché bene ma l’ex numero 8 blucerchiato è sempre uno dei più positivi, e come da tradizione spagnola fare bene al Valencia vuol dire avere una corsia preferenziale per approdare a Real Madrid o Barcellona, vedasi il caso Mathieu, ora in blaugrana dopo un passato proprio al Valencia. Su di lui occhi di altre importanti squadre, la prossima estate potrebbe essere uno dei nomi più caldi del mercato internazionale.

Gennaio del 2015, la Sampdoria di Sinisa Mihajlovic è quarta in classifica, 30 punti nel girone d’andata, record storico per i blucerchiati, trascinati dal tridente composto da Éder, Okaka e Gabbiadini. Sono una macchina, l’apoteosi arriva a Verona contro l’Hellas dopo vanno a segno tutti e 3 e ognuno propizia il gol dell’altro. Il match winner del Derby è il numero 11, che con una punizione velenosa trafigge Perin disturbato dalla calca in area. Proprio in quella sessione di mercato si farà sotto il Napoli, che con il benestare della Juventus, proprietaria di metà del cartellino di Gabbiadini, otterrà la proprietà del giocatore. A Napoli rispetto a Genova lo spazio è pochissimo, fortunatamente per lui Benitez applica un turnover scientifico e quindi quando Higuain riposa o lui o Duvan Zapata entano in campo e generalmente timbrano il cartellino. Il Napoli però cambia allenatore e si affida a Maurizio Sarri, che dopo aver provato il 4-3-1-2 si accorge che la rosa è perfetta per il 4-3-3, e i risultati si vedono: il Napoli vola a ritmi scudetto, ma Gabbiadini si trova davanti il mostro Higuain, che vuole giocare praticamente ogni minuto di ogni gara. Le presenze in campionato sono 2, i gol altrettanti e gli assist 1, molto di più in Europa League dove gioca praticamente sempre per far riposare i big. Non vogliamo immaginarci un Gabbiadini ancora alla Samp, staremo probabilmente parlando di uno degli attaccanti italiani più prolifici della stagione, serio candidato ad Euro 2016.

Alla fine di quella stagione lasciò Genova anche il secondo di quel bellissimo tridente, tutto corsa, sacrificio e gol. Parliamo ovviamente di Stefano Okaka e di una vicenda di mercato piuttosto intricata: la sua cessione è l’anticamera del ritorno di Antonio Cassano a Genova, mandante Ferrero e direttore delle operazioni Beppe Bozzo, che lo spedisce all’Anderlecht. In Belgio però Okaka si trova alla grandissima e in bianco e malva l’ex numero 9 blucerchiato ha già realizzato 14 gol fra campionato e coppa, mica male. In quella sessione di mercato lasciano Genova anche altri due giocatori, uno è Alfred Duncan, l’altro è Pedro Obiang, che lascia la Samp da Capitano in campo. Il ghanese ex Inter va al Sassuolo dove ruota nel centrocampo di Di Francesco che sta facendo meraviglie, tra l’altro è suo il gol più bello della 28.a giornata dove con un siluro dal limite ha trafitto Gianluigi Donnarumma. Obiang invece si trasferisce in Premier League al West Ham: le presenze sono 20 e non sono ancora arrivati gol, ma gli Hammers stanno volando trascinati da Antonio e Payet. Attualmente sono quinti in campionato davanti al Manchester United e a un punto dal City e Obiang è stabilmente nelle rotazioni di mister Bilic, che lo impiega spesso da titolare.

Ultima delle partenze importanti quella di Martins Éder, probabilmente per raggio d’azione e di efficacia uno dei migliori giocatori della storia della Samp, quantomeno quella recente: ancora una volta con una manovra invernale è l’Inter a farlo suo, ma questa volta non aspetta la fine della stagione. Éder lascia il Doria con 12 reti realizzate, un assist e tante di quelle giocate importanti nell’economia di una partita che non si possono contare, oltre a un posto praticamente sicuro in vista di Euro 2016. Alla corte di Mancini si aspettano una macchina da guerra da affiancare a Icardi ma per ora l’Éder visto in blucerchiato è solo un ricordo. Manca il gol e ora mancano anche i minuti, Mancini ha riscoperto Perisic che sull’esterno nelle ultime partite sta dominando, lo spazio per l’ex numero 23 blucerchiato si è ristretto, e ora c’è anche il rischio di perdere il posto in Nazionale, a scapito di giocatori come Insigne ed El Shaarawy.

Insomma, nelle ultime 4 stagioni diverse partenze importanti: qualcuno ha beneficiato della partenza da Genova, come Stefano Okaka, Graziano Pellè o Mauro Icardi, altri l’hanno fatto parzialmente come Mustafi e Obiang e altri ancora lasciata la Samp hanno perso o rischiano di perdere quanto conquistato in blucerchiato.

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