ESCLUSIVA – Boni: «Sampdoria come una mamma. Ranieri? Spacciati senza di lui»

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Esclusiva SampNews24 – Boni: «Ho dato tanto e ricevuto tanto dalla Sampdoria. Thorsby? Mi ha impressionato»

Acquistato nel 1971 dalla Sampdoria, nelle cui file fa il suo esordio in Serie A alla giovane età di 19 anni, Loris Boni ha disputato tre stagioni in maglia blucerchiata. L’ex centrocampista, in esclusiva a Sampnews24.com, commenta la situazione del campionato di Serie A e della squadra di Claudio Ranieri.

Come stai vivendo questo difficile momento?

«Sono rinchiuso, come tutti, a casa. Vivo in un paesino nella bassa bresciana dove c’è stata un pandemia importante. Tante persone sono state colpite. La sto vivendo serenamente ma con le preoccupazioni normali, perché è una situazione in cui non puoi fare previsioni. Ora si parla di questa Fase 2, ma per me è come fossimo ancora nella Fase 1. Bisognerà fare attenzione, non si potrà fare tutto quello che vorremmo. È impossibile. Fino a che non ci sarà chiarezza e finché gli ospedali saranno saturi di malati, bisognerà stare attenti. La situazione non è così facile da capire. Bisogna chiaramente essere positivi e cercare di guardare avanti. Ho paura che lunedì ci sia mancanza di senso civico e che questo determini una retromarcia. Sarebbe triste, capisco le esigenze di tutti però non si può vanificare quanto di buono fatto».

Passiamo alla Serie A. Cosa ne pensi dell’idea di tornare in campo?

«Sono stato calciatore e sono allibito. Sono allibito da questa incertezza e dalla decisione di voler cercare di far ripartire il campionato. Fossi a capo di tutto avrei già chiuso i battenti, cercando di organizzare al contempo un ritorno in campo a settembre o agosto, quando sarà possibile riprendere senza pericoli. Il discorso economico prevale su tutto, si cerca di non perdere e recuperare dei soldi a discapito della tutela della salute pubblica e di quella dei giocatori. Sono meravigliato. In Francia non ci hanno pensato nemmeno un attimo, in Germania non hanno avuto i nostri problemi e in Inghilterra chiuderanno presto. In Italia invece tergiversiamo».

Togliamo il rischio contagi, ma quanto è alto il rischio infortuni? Dopotutto i calciatori sono stati fermi due mesi.

«Avranno parecchi i giorni per riprendere il tono muscolare. In questi venti giorni che ci separano dall’ipotetica ripartenza i calciatori si alleneranno per tornare in campo. Non penso che ci saranno grandi scompensi, diversità ci saranno sicuramente ma tra le squadre. Saranno avvantaggiate quelle con rose importanti».

Facciamo il punto della situazione prendendo la classifica, secondo te la Juventus resta avvantaggiata per lo scudetto? La più penalizzata dallo stop è la Lazio? E la lotta retrocessione?

«Aumentano le incertezze sugli equilibri di campionato. Lazio e Juventus lotteranno per lo scudetto, ma anche l’Inter è ancora in corsa. Ci potrebbero essere risultati diversi. In fondo alla classifica ci sarà la possibilità di giocarsi tutto in una situazione che non è rosea per nessuno. È tutto da giocare, nulla è scontato. Secondo me bisogna vedere le prime due partite per capire come si comporteranno le squadre».

Passiamo alla Sampdoria. Te lo aspettavi un campionato così sottotono?

«Sicuramente abbiamo fatto troppo affidamento su Quagliarella. La società avrebbe dovuto acquistare un attaccante che lo aiutasse. Magari un centravanti di peso che facesse qualcosa di più. E poi ripristinare una difesa che ha fatto acqua da tutte le parti. La società non aveva le disponibilità economiche per fare un discorso del genere. È stato bravo Ranieri, quanto è arrivato, a unire la squadra e a tirare fuori gli attributi dai calciatori. Se non fosse arrivato lui, saremmo già spacciati».

Ranieri pensi sia l’uomo giusto anche per la prossima stagione?

«Penso che gli allenatori dopo due o tre anni debbano cambiare. Purtroppo l’ambiente diventa saturo. Secondo me Ranieri può restare ancora un anno. È l’uomo giusto per ricompattare la squadra. Questo a prescindere da che società ci sarà, se rimarrà Ferrero o subentreranno dei nuovi. C’è tanto fumo e poco arrosto in giro, non vedo allenatori buoni o più buoni di Ranieri».

Qual è il giocatore che ti ha impressionato di più?

«Mi è piaciuto molto quando Ranieri ha rispolverato Thorsby, è stato una sorpresa per tutti. Probabilmente non sapevano manco che era in rosa. Personalmente ho un filo diretto con la Norvegia. Sapevo che fosse un giocatore che ci poteva stare nella Sampdoria. È un tuttofare che alla fine ti rende dal 6 al 7. In campo ti accorgi che c’è e non solo perché è biondo. Poi chiaramente ha avuto un calo essendo andato a mille. Però secondo me è un giocatore su cui puntare per salvarsi».

Qual è il ricordo della Sampdoria a cui tieni di più?

«Il 20 maggio 1973, una data incredibile. Ci siamo salvati, grazie a un mio gol contro il Torino. I tifosi ancora adesso mi fanno sentire come se fosse quel giorno, molto più ora che prima. Mi rammento anche il gol a San Siro, partita finita con il risultato di 4-4. Una delle mie prime con la maglia blucerchiata addosso. Avevo solo 19 anni e mi ha fatto sentire due-tre metri sopra al cielo. Non ho fatto tanti gol alla Sampdoria, solo cinque. Tre dei quali molto belli che, se fatti oggi, sarebbero stati chiacchierati per due o tre mesi. All’epoca non c’era un continuo parlare dei gol. Alla Sampdoria ho dato tutto e ho ricevuto tanto, fa parte del mio cuore. Non posso dire male nemmeno della Roma perché è l’altra società che mi ha fatto crescere, ma la Sampdoria era la mia mamma».

Che differenze vedi tra il tuo calcio e quello chiamiamo moderno?

«Purtroppo i giovani d’oggi copiano molto i campioni affermati, ma lo fanno nelle gesta sbagliate. La pettinatura, le scarpe o i tatuaggi, quelle cose che non c’entrano niente col pallone. Un ragazzo in campo deve mettere le sue doti. Oggi si presentano male. Chi sono i giovani d’oggi che arrivano in Serie A? Pochi. E per loro è più facile arrivare rispetto ai miei tempi. Io ho fatto il Torneo di Viareggio con la Sampdoria, il campionato riserve e mi hanno portato avanti per merito, ma ho fatto la trafila. Ora hanno tutto subito, ma non hanno lo spirito di sacrificio, non hanno la voglia giusta per imporsi. Pensano che sia tutto dovuto. Le cose bisogna conquistarsele con grande impegno, con umiltà. Purtroppo non ce l’hanno. Il calcio è cambiato. Ora non sto allenando perché faccio fatica ad integrarmi alla mentalità di questi giovani, mi so adeguare molto bene ma i tempi sono cambiati. Tutti pretendono, senza dare. Purtroppo i giocatori della categorie inferiori guardano in alto e hanno cattivi esempi».

Cambiato anche l’approccio delle società ai giovani?

«Tutti cercano i top player, che però si contano sulle dita della mano. Un Primavera se fa vedere che vuole arrivare in prima squadra, la società se ne accorge. Sono poche le società che hanno settori giovanili all’altezza. Sampdoria, Genoa, Verona, sono lì che aspettano di vedere crescere i propri giovani e vederli arrivare in prima squadra. Si comprano tanti stranieri perché sono già pronti, non hanno la testa dei nostri ragazzi. Chiesa? È un esempio positivo. Hanno creduto in lui e lo hanno messo in un contesto per esplodere, quando fai così è inevitabile che il giovane di qualità esca fuori. I giovani non puoi mandarli allo sbaraglio».

E di Ferrero cosa pensi?

«L’ho conosciuto. Fare lo stupido è una cosa, esserlo è un’altra. Per me è uno che sa il fatto suo. Si è accattivato parecchie antipatie, so che i tifosi non lo apprezzano per alcune sparate avventate. Ha creato una situazione non rosea per l’ambiente Sampdoria. A livello di risultati non ha fatto male, c’è da dire che uno che entra in una società a zero euro è agevolato. L’avrei presa anche io così, se Garrone me l’avesse data. Però ha saputo mantenerla con una politica di acquisto e cessione giocatori importante, ci sono stati tanti buoni giocatori che sono passati sotto la sua gestione. Hanno fatto crescere dei giocatori sconosciuti e li hanno lanciati nel calcio, ma c’è da dire che ha alle spalle gente che ha lavorato e sa lavorare molto bene come Osti, Pecini e lo stesso Romei».