Connettiti con noi

Editoriale

D’Aversa fallimento totale. Ma la colpa è di tutti

Pubblicato

su

Ascolta la versione audio dell'articolo

D’Aversa ha fallito la sua missione sulla panchina della Sampdoria: l’esonero è doveroso. Ma la colpa è di tutta la società

La Sampdoria ha incassato la terza sconfitta in Serie A contro il Bologna ed è rimasta ferma a quota nove punti in classifica, quanti bastano per considerarla – al momento – nel calderone delle squadre a rischio retrocessione. Ogni difficoltà era stata messa in preventivo a inizio stagione. Nessuno, però, avrebbe mai immaginato di trovarsi in una situazione simile dopo appena dodici giornate di campionato. Situazione che costringe a molte riflessioni, soprattutto ora che incombe la sosta e c’è tutto il tempo per ripartire con un nuovo progetto tecnico. Ebbene sì, l’esonero di Roberto D’Aversa è inevitabile se l’obiettivo è quello di non compromettere l’intera annata. Il tecnico blucerchiato non è stato in grado di dare un’identità alla squadra, spesso si è reso protagonista di scelte tattiche scellerate e – malgrado la palese sfortuna in alcune circostanze – non ha fatto della prestazione la propria ancora di salvezza. Come in ogni caso, a pagare per primo è sempre l’allenatore. Sarebbe comunque ingiusto addossare all’ex Parma tutte le colpe della disfatta doriana.

Nell’occhio del ciclone ci sono anche Massimo Ferrero Daniele Faggiano. Il presidente non ha mai fatto mancare il proprio supporto ai calciatori, ma negli ultimi mesi la sua figura è stata utilizzata più per immagine personale che per una vera funzionalità all’interno del club. Impressione condivisa da tempo immemore anche dagli stessi tifosi della Sampdoria, il cui astio nei confronti del Viperetta è evidente. Analizzando la gestione societaria, il fallimento passa anche dalle mani del direttore sportivo, approdato a Genova come un uragano in cerca di tempesta (conseguenza della “sospensione” di Carlo Osti). Faggiano è stato abile nel consolidare le fondamenta costruite da Claudio Ranieri in un anno e mezzo, trattenendo tutti i giocatori chiave della rosa, ma non è riuscito nell’intento di migliorarla con innesti di valore: Mohamed Ihattaren è scomparso; Riccardo Ciervo è un giovane da turnover; Radu Dragusin duttile ma col destino alla Juventus. L’unico innesto di valore è Francesco Caputo, che però deve convivere con il simbolismo quagliarelliano. È arrivato il momento di dare una svolta. Cambiare tecnico per ricominciare daccapo un percorso che sembrava essere scontato. Nella speranza che a gennaio anche il club faccia la sua parte, aiutando il futuro allenatore della Sampdoria a condurre la nave blucerchiata verso un porto sicuro.