Sconfitta amara, ma che lascia dei sorrisi

Quagliarella Sampdoria
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Perdere come ha fatto la Samp con l’Inter sabato sera lascia sempre qualcosa di cui parlare e recriminare. Per ogni risultato ingiusto, c’è una prestazione giusta

La sconfitta con l’Inter ci lascia numerosi segnali positivi, più di quanti ne abbia potuti lasciare il turno infrasettimanale con la Fiorentina. D’altronde la gara con i nerazzurri si accomoda nei nostri ricordi più freschi con in dote una buona dose di inadeguatezza, per il risultato: non recriminiamo di certo una vittoria, ma il pareggio, a mio modo di vedere, sarebbe stato il risultato più giusto. La mischia che porta Brozovic al gol dell’1-0 al 93′, d’altronde, è una casualità, sicuramente non figlia di schemi e marcature: in quelle situazioni l’azione diventa un roulette e può accadere qualunque cosa. Al di là del gol, poi, le due squadre sono riuscite a equivalersi, se non per quanto riguarda i cambi, come sottolineato anche da Giampaolo: mentre Spalletti ha avuto la possibilità di sostituire Politano con Candreva e di far entrare, successivamente, anche Perisic, la Sampdoria si è ritrovata un po’ sulle gambe, come si è soliti dire, per una coperta che rischia di essere corta già a metà settembre.

Sull’attacco sapevamo bene che fare turnover sarebbe stato difficile e che la condizione fisica di Quagliarella non è tale da permettergli allunghi da ventenne, com’è logico che sia, ma anche il centrocampo ha iniziato a destare qualche preoccupazione. Escluso Ekdal, che ha inanellato un’altra buona prestazione, Praet ha confermato di non essere ancora al meglio per partire titolare, così come Jankto continua a essere un oggetto del mistero, dal quale ci aspettiamo davvero ben altre intenzioni. In ogni caso la partita con l’Inter ci ha permesso di continuare ad apprezzare Audero: adesso l’estremo difensore blucerchiato è realmente il meno battuto della Serie A, con appena tre reti incassate in cinque partite.

Un risultato importante, figlio sicuramente dell’ottimo lavoro difensivo di Giampaolo, ma anche del coraggio dimostrato dall’ex Venezia: in uscita ho notato qualche flebile miglioramento rispetto alle scorribande iniziali, Udine in primis, ma non si può dire che in reattività Audero non abbia delle grandi qualità. Ufficiosamente ne ha presi tre contro l’Inter, ma su tutti e tre ha provato a metterci la mano, soprattutto sull’ultimo, sul quale però poteva poco. Su Candreva, però, è stato indubbiamente fondamentale. La crescita c’è e la si nota, con la speranza che stavolta davvero la dirigenza blucerchiata ci abbia visto bene sull’estremo difensore. Buona anche la crescita di Murru, che nella prima frazione di gara ha dimostrato di avere anche la spinta giusta per andare a pungere in fase offensiva, così come il suo dirimpettaio Bereszynski. Nulla da eccepire, per una squadra che ha avuto l’unica grande pecca di aver ceduto il passo alla stanchezza a metà gara.

In chiusura ribadisco volentieri che i segnali sono incoraggianti: nonostante lo scoramento iniziale provocato dalla sconfitta con l’Udinese e qualche disattenzione nelle gare successive, la Sampdoria di Giampaolo sta dimostrando di essere una squadra in grado di giocare a calcio. Non saranno stati acquistati dei top players, ma il tecnico abruzzese sta facendo di necessità virtù, spingendo i talenti a disposizione a dare il massimo: vedere lo stesso Andersen, per esempio, a rappresentare la linea verde onnipresente del Doria, di anno in anno, pronto già a spiccare il volo verso qualche big l’estate prossima. Senza dimenticare che in panchina continua a sedersi Ronaldo Vieira, dal quale potremmo aspettarci buone cose, soprattutto in questo susseguirsi forsennato di partite. A tal proposito adesso, inanellata la prima sconfitta interna e la seconda di questa stagione, tocca alla trasferta di Cagliari dirci come continuerà il cammino blucerchiato: il cliente è scomodissimo, perché i sardi da sempre rappresentano la bestia nera del Doria, ma anche loro hanno dimostrato delle carenze non indifferenti, soprattutto in fase difensiva. Chissà che a Giampaolo non riesca un nuovo Frosinone.

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