Zenga criptico: «Qualcuno ha deciso che ero da sacrificare»

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Zenga si toglie qualche sassolino dalla scarpa: «Coi tifosi rapporto nato male, ma ho la Samp nel cuore. Esonero? Visti i risultati di chi è venuto dopo…»

Walter Zenga non ha mai perso occasione per ribadire come, secondo lui, la decisione della Sampdoria di sollevarlo dall’incarico di allenatore della prima squadra a novembre 2015 sia stata infelice ed ingiusta. Un’idea che viene peraltro condivisa anche dal presidente Ferrero, che più volte ha dichiarato che, se fosse tornato indietro, non avrebbe preso nuovamente quella decisione. A distanza di anni, infatti, Zenga ancora non si capacità del perché sia stato allontanato così repentinamente, anche se il suo affetto per la squadra blucerchiata resta intatto: «La Samp mi resta nel cuore, anche se l’esperienza di quei 5 mesi è stata negativa per com’è finita, per i risultati. Un po’ di rammarico per ciò che poteva essere c’è. Non mi interessa attribuire colpe per la mia cacciata, io forse avrò avuto un atteggiamento sbagliato che oggi per esempio non ho, altri avranno sbagliato a giudicare e magari hanno fatto tesoro».

D’altro canto, i problemi di rapporto con l’ambiente si erano palesati fin da subito; i tifosi, per esempio, non erano entusiasti del fatto che a guidare la squadra fosse stato chiamato un tecnico con poca esperienza: «È nata male – ha continuato l’allenatore a Il Secolo XIX, ma ho la coscienza a posto: ero felicissimo appena arrivato, l’ho detto così come ho detto che per me era un punto d’arrivo. Se ho perdonato Palombo per la serata da difensore centrale con il Vojvodina? L’ho perdonato. Tutti mettono in evidenza quella partita ma non c’è stato un unico colpevole, è stata una sommatoria di fatti che hanno girato contro in una partita delicata a fine luglio». E, d’altra parte, Zenga sa bene quanto la squadra abbia faticato dopo il suo esonero: «C’era un clima sfavorevole, qualcuno ha deciso che dovevo essere io da sacrificare. Ha avuto ragione visti i risultati di chi è venuto dopo».

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