Sampdoria, non c’è solo Quagliarella. E basta parlare di maledizioni

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La Sampdoria cade a Cagliari e si parla (ancora) di maledizione. Da Augello a Tonelli e Jankto: le colpe sono esclusivamente umane

Ma quale maledizione? È sbagliato e controproducente attribuire la sconfitta di Cagliari a eventi sovrannaturali, solo perché i tre punti in terra sarda mancano dal 2007. Va analizzata la realtà dei fatti, e i fatti parlano di una Sampdoria scesa in campo senza la minima idea di come affrontare i prossimi 90 minuti (o poco più) e una squadra, quella allenata dall’ex Eusebio Di Francesco, strutturata secondo linee guida essenziali ed efficaci.

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L’espulsione di Tommaso Augello non è dovuta a un segno divino, al pari del rigore causato da Lorenzo Tonelli e dalle innumerevoli rifiniture sprecate da Jakub Jankto in fase di ripartenza. Questi errori sono frutto della superficialità umana, di un gruppo equilibrato di calciatori abituato a stupire oppure a deludere. Non esistono vie di mezzo. È paradossale, se ci pensiamo: perdi in rimonta con il Benevento, rifili tre reti a Lazio e Atalanta, subisci dall’inizio alla fine contro il Cagliari, rischiando di veder aumentare a dismisura il passivo.

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Per carità. Come dice il tecnico Claudio Ranieri, «non esaltiamoci e non deprimiamoci». Non è l’ultimo incidente di un percorso lungo e tortuoso. Ce ne saranno altri, l’importante è saper reagire prevedendo le conseguenze, perfezionando la consapevolezza dei propri mezzi e ricercando costantemente nuove soluzioni. Alternative che non devono gravare sempre e solo sulle spalle di Fabio Quagliarella: le responsabilità siano universali, altrimenti è facile trovare un capro espiatorio e nascondersi dietro stupidi alibi. Come quello della maledizione di Cagliari, per l’appunto.