Quel romanzo (di formazione) senza lieto fine: ciao, Nick

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E’ sempre difficile tracciare il bilancio di un’avventura, ma voglio comunque provarci. C’era una volta un ragazzo che venne a Genova, giovane, pimpante e con tante speranze per il futuro; quattro anni e mezzo dopo, quelle speranze sono intatte, ma il tempo non è forse più dalla sua parte. Quel ragazzo si chiama Nicola ed era arrivato a Genova con la voglia di chi vuole spaccare il mondo. Nonostante l’onere (e forse anche onore) di aver davanti due del calibro di Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini, quel gagliardo 23enne non si era mai mostrato dimesso o scoraggiato. Anzi, combatteva più di prima per la sua maglia.

Nicola Pozzi, centravanti romagnolo classe 1986, assomiglia tanto ai protagonisti di quei romanzi di formazione dell’Ottocento. I critici del settore li chiamavano bildungsroman (dal tedesco), proprio per narrare di quei personaggi che si evolvevano nel passaggio dall’adolescenza all’età edulta. Per carità, a 23 anni si è già grandini, ma calcisticamente parlando Nicola doveva ancora sbocciare definitivamente: promessa del Cesena, qualche passaggio al Milan e al Napoli, poi la poco gloriosa esperienza con il Pescara. Quando l’Empoli lo prelevò, finalmente il ragazzo aveva l’opportunità di esplodere: l’anno d’oro sembrava il 2007-2008, ma dopo una doppietta al San Paolo si ruppe il legamento crociato destro. Fu la fine della stagione dopo aver realizzato sette gol in 17 gare. Quando si riprese, i toscani erano in B e non riuscivano a risalire. Così, in una giornata d’agosto, si formarono le premesse per l’inizio della sua storia blucerchiata.

GENESI – Nell’ultimo giorno di mercato dell’estate 2009, Delneri ottiene il centravanti di scorta che voleva: prestito con diritto di riscatto fissato a cinque milioni. Sembra un’enormità, anche perché nei primi mesi Pozzi vede raramente il campo. La Samp vola, ma comincia ad avere qualche difficoltà: Cassano viene escluso e la squadra non gira più come a inizio campionato. E’ qui che Pozzi ha un ruolo fondamentale: alla prima gara da titolare, in un famoso Udinese-Sampdoria, segna il 2-2 momentaneo che riporta i blucerchiati a galla. Non solo: due settimane dopo, decide anche la partita con il Siena, realizzando il 2-0 parziale. Cinque match da titolare e ci buttiamo dentro anche Inter-Samp, in cui farà impazzire la difesa nerazzurra e arrabbiare Mourinho. A fine anno, con la qualificazione in Champions, arriva anche il riscatto dall’Empoli. Del resto, Pozzi ama la Samp: nel 2010, disse che la squadra blucerchiata era la sua nazionale.
La stagione successiva è più complicata, visto che la Samp è sulla carta pronta per una grande annata, ma le cose cambiano rapidamente: il maledetto preliminare con il Werder Brema è ricordato anche perché fu proprio Pozzi a sostituire Cassano quando il 3-0 sembrava ormai portato a casa. Poi, il gol di Rosenberg ce lo ricordiamo tutti, purtroppo… di fatto, l’ex Empoli avrà molto più spazio: la doppietta in casa della Juve sembra solo l’antipasto. Con lui, Pazzini, Cassano e Marilungo ci si aspetta una straordinaria annata; invece, il numero 9 blucerchiato segna poco, nonostante l’Europa League e le presenze più cospicue in campionato. Si sblocca con un rigore contro la Roma, ma le prospettive sembrano grigie. Cassano, Pazzini e Marilungo vanno via nel gennaio 2011 e le responsabilità dell’attacco blucerchiato ricadono su di lui. I soliti acciacchi tengono Pozzi fuori due mesi e, quando torna nel finale, è uno dei pochi che trascina la squadra: tre gol nelle ultime otto gare danno la vittoria a Bari, il pareggio a Brescia e illudono la Samp nel derby. Purtroppo, non basteranno.

RESPONSABILITA’ – Lo spettro delle emozioni dei primi due anni a Genova è scoordinato: dalla gioia al dolore in poco tempo. Così poco che Nick capisce che è ora di maturare. A 25 anni, decide di diventare un simbolo e di caricarsi di determinate responsabilità: resta a Genova, anche in cadetteria. Per i primi mesi, ha alcuni acciacchi fisici, ma quando è in campo è decisivo: doppietta al Gubbio, all’Empoli (in una delle migliori gare di Atzori) e rete sul campo dell’Hellas. Quando arriva Iachini, il nuovo tecnico della Samp decide che Pozzi è al centro del progetto, esautorando Piovaccari e Maccarone: in campionato segna 16 reti, con la tripletta alla Reggina che spicca per completezza d’esecuzione. Ma il ragazzo venuto dalla Romagna è fondamentale a giugno: diventa l’unico giocatore nella storia dei play-off della B ad aver segnato in tutte e quattro le gare. Colpisce andata e ritorno, sia contro il Sassuolo che sopratutto contro il Varese; il suo gol all’Ossola il 9 giugno 2012 è il lasciapassare per le tutte le grida (di gioia) dei tifosi blucerchiati. Finalmente, il ragazzo sembra esser diventato un uomo dal punto di vista calcistico.

DELUSIONE – Nonostante i suoi acciacchi fisici, ci si aspetta che il ragazzo sia titolare dopo una stagione così, magari coadiuvato da un attaccante esperto che possa alternarsi con lui. Ferrara, arrivato al posto di Iachini, decide diversamente: dentro Maxi Lopez, che certo non viene a Genova per fare la riserva di Nick. L’argentino, reduce da sei mesi incoraggianti al Milan, è il titolare nel 4-3-3, mentre Pozzi langue in panchina. Egli realizza un solo gol (su rigore al Torino) nelle sei gare giocate l’anno scorso con la Samp, tutte partendo dalla panca; quando poi l’attaccante ci mette del suo, sbagliando il tiro dagli undici metri contro l’Udinese, non c’è scelta. Pozzi metterà insieme appena 135′ in A, prima di partire in prestito per Siena. A nulla serve l’arrivo di Delio Rossi, che non può neanche utilizzarlo a causa degli infortuni. Andrà peggio a Siena, dove lo attendono sia Iachini che gli acciacchi fisici, che continuano a perseguitarlo: nessun gol e appena tre presenze con i toscani.
Si arriva a quest’annata. Pozzi è deciso a riprendersi la Samp: nell’estate del 2013, rinuncia alle vacanze e si mette al lavoro dopo la parentesi negativa con il Siena. Stavolta, sulla sua strada, c’è Manolo Gabbiadini, reduce da un ottimo Europeo U-21. Tuttavia, il giovane attaccante non si trova bene da prima punta; quando tocca a Pozzi, risulta comunque importante, sebbene parta come al solito dalla panca. Solo cinque gare da titolare (due con Rossi, tre con Mihajlovic), che però portano tre assist e due gol, tra cui il rigore a Livorno che consente ai blucerchiati di agguantare la prima vittoria in campionato. Mihajlovic trova però la soluzione di Eder come punta centrale: i risultati ci sono e Pozzi non vede praticamente più il campo. E’ il preludio ad altri movimenti, che però non sono di carattere tecnico: l’accordo tra l’attaccante e la società per “spalmare” il contratto non è mai arrivato. E così ecco spiegata la cessione del romagnolo, che comunque – giova ricordarlo – ha segnato più del neo-arrivato Maxi Lopez in questa Serie A.

Insomma, la sua storia finisce qui. Purtroppo, le questioni d’ingaggio sono state importanti nel decidere questo finale e l’ultimo anno e mezzo ha fatto capire che per lui alla Samp, da titolare, non c’è spazio né fiducia. Peccato. Questo romanzo (di formazione) è concluso: poteva essere “David Copperfield” di Charles Dickens, dove il protagonista descrive la sua infanza difficile e le tante difficoltà d’inserimento, fino a una piena inclusione nel tessuto sociale in cui si trova. Invece, l’avventura di Nick “Din Don” Pozzi rischia di essere un po’ come quella dei protagonisti de “L’educazione sentimentale” di Gustave Flaubert: il fallimento di una grande ambizione che si sperava di realizzare nella grande Parigi dell’Ottocento. Genova non è Parigi, ma i rimpianti forse rimangono lo stesso. Ciao, Nick: hai lottato tanto, ma non è bastato. Grazie comunque di tutto.

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